Accade spesso che il mattino, quando mi sveglio, ciò che mi circonda è colorato, acceso e luminoso, ma io attraverso il riflesso dello specchio mi vedo grigia e del tutto invisibile. È come se ci fossi ma nessuno se ne accorge. È strano, nonostante le mie grida silenziose, io esisto. Tutti hanno un amico, una compagnia, una motivazione in più per affrontare una sfida, tranne io. Forse, mi sento così perché ho paura di quello che succede se mi mostro davvero. Vedo tutti gli altri che ridono e stanno insieme, e penso che loro conoscono una regola segreta e io no.
Per non rischiare di sbagliare o di essere giudicata, ho deciso di diventare una statua: non mostro niente di mio.
Ho spento le mie vere emozioni per non farmi notare. Se non esprimo niente, nessuno può criticare niente. È come se fossi diventata invisibile da sola, per difendermi.
Tendo sempre ad accontentarmi, cambiare il modo in cui mi comporto, le mie idee… perché la solitudine mi angoscia. Ho sempre cercato di imparare a stare da sola, ma quando guardo gli altri, mi sento come se fossi opposta, come se tutti avessero completato il loro rompicapo e mancassi solo io. Ammiro chi ci riesce, a chi non importa nulla del resto. È una legge non scritta: se non si rispetta esattamente lo standard imposto, si resta soli. È un evento che ormai si ripete da anni. Questa sensazione di non poter essere pienamente me stessa è una maschera, che mi costringe a recitare un ruolo che, però, non mi appartiene.
Erika Cazaciuk, 4 ATT,
Istituto Flora, Pordenone
Indice
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