Blognotes numero 21
Blognotes Numero 21

ESCLUSIONI & INCLUSIONI è il tema del numero 21

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Editoriale

di La Redazione

Editoriale della Redazione

Farhadullah Shirzai, 25 anni afghano, Hachem Bilal, 27 anni, algerino, Muhammad Hussnain, 35 anni, Nabi Ahmad 38 anni, entrambi pakistani. Nomi che ai più non dicono nulla, storie che solo in pochi conoscono. Eppure il loro ricordo dovrebbe pesare sulle coscienze di tutti, dovrebbe essere un marchio indelebile per ricordare dolore, sofferenza e drammi quando ai bordi della strada incrociamo qualcuno che non ha avuto la nostra stessa fortuna e che spesso schiviamo cambiando marciapiede per non essere “infastiditi”. Quattro storie di esclusione, quattro vite spezzate dal monossido di carbonio sprigionato dal fumo velenoso e tossico di un improvvisato braciere acceso per scaldarsi la notte in una casa fatiscente, abbandonata e gelida. Come la loro morte.

Era stato deciso che il primo numero del nuovo anno, il 2026 ancora neonato, Blognotes lo dedicasse all’inclusione. Una parola di speranza, visto che apre alla garanzia per tutti gli individui, indipendentemente da differenze di abilità, genere, cultura o status socio – economico, pari diritti, opportunità e partecipazione piena nella società. Il tutto attraverso l’accoglienza, la valorizzazione delle diversità e l’eliminazione di barriere e discriminazioni, creando società e ambienti accoglienti. Poi, però, da novembre ai primi giorni di dicembre, quando il pensiero dominante era la preparazione del Natale, una dopo l’altra si sono fatte avanti le storie drammatiche di Farhadullah, Hachem, Muhammad e Nabi, migranti arrivati nella nostra terra per fuggire a persecuzioni e odio. Con la speranza di trovare una vita migliore. Non ricchezza, soldi, auto di lusso e ville, ma una vita di lavoro, fatica, sudore che potesse garantire, un domani, la possibilità di riunire la famiglia. Sono morti nella stessa maniera, uccisi dal monossido in una casa in rovina in via Barcis a Pordenone, tra i ruderi di un casolare in un quartiere di Udine e tra i calcinacci di un magazzino a Porto Vecchio, Trieste. Per scaldarsi avevano acceso un fuoco. Poca legna che bagnata non ardeva, allora per alimentare le fiamme è finita sul fuoco plastica con altri materiali tossici. Avevano freddo. Nessuna speranza per loro, nessuna vita migliore.

Queste storie drammatiche di fine anno ci hanno indotto a
riflettere su un passaggio che riteniamo fondamentale: giusto guardare alle storie positive, all’inclusione che esiste, alla volontà che hanno alcune persone di allungare una mano a chi sta peggio, ma diventa fondamentale anche raccontare, denunciare e indicare con un dito le cose che non vanno, le storie di esclusione, emarginazione, rifiuto, discriminazione, marginalizzazione, ghettizzazione e isolamento.

foto di Francesca Busca 2020, Eco-Artivista. ispirata al progetto Getty Challenge: Ricrea opere d’arte con oggetti fatti in casa 

E riflettendo con maggior attenzione si capisce che le storie di chi vive ai margini non riguardano solo i migranti, anello debole, fantasmi in una società dove tutti vogliono evitare i problemi senza affrontarli e risolverli, ma interessano anche i nostri vicini di casa che magari hanno perso il lavoro, i tanti anziani (e non solo) alle prese con call center che sembrano trappole per farli cadere in un buco dal quale non riescono ad uscire o chi per colpa di una tecnologia che corre veloce resta escluso dal mondo virtuale che troppo spesso, purtroppo, diventa quello reale. Ma emarginazione è anche finire preda dei debiti, avere un lavoro precario, uno sfratto che pende sulla testa, uno stipendio che non basta. Per non parlare poi della sanità, altro mare con onde alte e tempi biblici per fare un esame, una visita specialistica, per riuscire a far vivere una vita dignitosa a un figlio disabile, a un parente malato psichico o a collocare un anziano in casa di riposo per dare un po’ di respiro alla famiglia.

Chi può si rivolge ai privati, gli altri, la maggioranza, resta indietro e spesso rinuncia a farsi curare. Per fortuna – e non solo in sanità – ci sono anche diverse storie positive, esempi virtuosi, associazioni e singole persone che dedicano il loro tempo ad aspettare e aiutare chi è rimasto indietro. Ecco, questo troverete sul primo numero di Blognotes del nuovo anno. Storie, racconti, visioni, speranze, futuro. Non abbiamo certo rinunciato ad essere positivi e propositivi, ma a fronte del fatto che c’è ancora molto da fare, abbiamo ampliato e invertito il titolo del magazine: Esclusione & Inclusione. Nella speranza di dare un piccolo aiuto ad essere migliori.

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