Editoriale della Redazione
Farhadullah Shirzai, 25 anni afghano, Hachem Bilal, 27 anni, algerino, Muhammad Hussnain, 35 anni, Nabi Ahmad 38 anni, entrambi pakistani. Nomi che ai più non dicono nulla, storie che solo in pochi conoscono. Eppure il loro ricordo dovrebbe pesare sulle coscienze di tutti, dovrebbe essere un marchio indelebile per ricordare dolore, sofferenza e drammi quando ai bordi della strada incrociamo qualcuno che non ha avuto la nostra stessa fortuna e che spesso schiviamo cambiando marciapiede per non essere “infastiditi”. Quattro storie di esclusione, quattro vite spezzate dal monossido di carbonio sprigionato dal fumo velenoso e tossico di un improvvisato braciere acceso per scaldarsi la notte in una casa fatiscente, abbandonata e gelida. Come la loro morte.
Era stato deciso che il primo numero del nuovo anno, il 2026 ancora neonato, Blognotes lo dedicasse all’inclusione. Una parola di speranza, visto che apre alla garanzia per tutti gli individui, indipendentemente da differenze di abilità, genere, cultura o status socio – economico, pari diritti, opportunità e partecipazione piena nella società. Il tutto attraverso l’accoglienza, la valorizzazione delle diversità e l’eliminazione di barriere e discriminazioni, creando società e ambienti accoglienti. Poi, però, da novembre ai primi giorni di dicembre, quando il pensiero dominante era la preparazione del Natale, una dopo l’altra si sono fatte avanti le storie drammatiche di Farhadullah, Hachem, Muhammad e Nabi, migranti arrivati nella nostra terra per fuggire a persecuzioni e odio. Con la speranza di trovare una vita migliore. Non ricchezza, soldi, auto di lusso e ville, ma una vita di lavoro, fatica, sudore che potesse garantire, un domani, la possibilità di riunire la famiglia. Sono morti nella stessa maniera, uccisi dal monossido in una casa in rovina in via Barcis a Pordenone, tra i ruderi di un casolare in un quartiere di Udine e tra i calcinacci di un magazzino a Porto Vecchio, Trieste. Per scaldarsi avevano acceso un fuoco. Poca legna che bagnata non ardeva, allora per alimentare le fiamme è finita sul fuoco plastica con altri materiali tossici. Avevano freddo. Nessuna speranza per loro, nessuna vita migliore.
Queste storie drammatiche di fine anno ci hanno indotto a
riflettere su un passaggio che riteniamo fondamentale: giusto guardare alle storie positive, all’inclusione che esiste, alla volontà che hanno alcune persone di allungare una mano a chi sta peggio, ma diventa fondamentale anche raccontare, denunciare e indicare con un dito le cose che non vanno, le storie di esclusione, emarginazione, rifiuto, discriminazione, marginalizzazione, ghettizzazione e isolamento.

E riflettendo con maggior attenzione si capisce che le storie di chi vive ai margini non riguardano solo i migranti, anello debole, fantasmi in una società dove tutti vogliono evitare i problemi senza affrontarli e risolverli, ma interessano anche i nostri vicini di casa che magari hanno perso il lavoro, i tanti anziani (e non solo) alle prese con call center che sembrano trappole per farli cadere in un buco dal quale non riescono ad uscire o chi per colpa di una tecnologia che corre veloce resta escluso dal mondo virtuale che troppo spesso, purtroppo, diventa quello reale. Ma emarginazione è anche finire preda dei debiti, avere un lavoro precario, uno sfratto che pende sulla testa, uno stipendio che non basta. Per non parlare poi della sanità, altro mare con onde alte e tempi biblici per fare un esame, una visita specialistica, per riuscire a far vivere una vita dignitosa a un figlio disabile, a un parente malato psichico o a collocare un anziano in casa di riposo per dare un po’ di respiro alla famiglia.
Chi può si rivolge ai privati, gli altri, la maggioranza, resta indietro e spesso rinuncia a farsi curare. Per fortuna – e non solo in sanità – ci sono anche diverse storie positive, esempi virtuosi, associazioni e singole persone che dedicano il loro tempo ad aspettare e aiutare chi è rimasto indietro. Ecco, questo troverete sul primo numero di Blognotes del nuovo anno. Storie, racconti, visioni, speranze, futuro. Non abbiamo certo rinunciato ad essere positivi e propositivi, ma a fronte del fatto che c’è ancora molto da fare, abbiamo ampliato e invertito il titolo del magazine: Esclusione & Inclusione. Nella speranza di dare un piccolo aiuto ad essere migliori.
Indice
- Una sanità che non cura più La privatizzazione di una sanità pubblica è ormai sotto gli...
- Sanità in bilico: luci e ombre In una sanità pubblica sempre più deludente, due storie positive....
- La dialettica della modernità La dialettica esclusione/inclusione invade tutta la realtà sociale, economica e...
- Altro che isola felice Anche il Friuli si segnala come luogo di sfruttamento del...
- Il destino era scritto sugli spigoli aguzzi delle pietre bianche Anche le pietre bianche e aguzze dell'Istria ricordano il dramma...
- Diritti negati La questione dell'immigrazione è anche una questione di legalità costituzionale...
- Famiglia Kerbizi: una storia positiva I sacrifici dei genitori sono il terreno fertile per il...
- Non è un paese per vecchi Le nuove tecnologie hanno ricadute negative sugli anziani sempre più...
- I ragazzi non s’ingannano Inclusione significa accoglienza, rassicurazione, ma presuppone anche che qualcuno sia...
- Io sono Ale Qualche volta il disegno può diventare il codice comunicativo che...
- Grida silenziose Spegnere ogni emozione, diventare invisibili è una sorta di difesa,...
- Fuori dal cerchio L'inclusione è il coraggio di restare. Di restare nel mondo,...
- Essere anziani nella società contemporanea La vecchiaia è una condizione che ha cambiato volto e...
- Gaza: nemesi o pulizia etnica Il concetto di transfer, esclusione, trasferimento, pulizia etnica, era ed...
- Microcredito, l’etica che salva le famiglie I debiti sono una situazione che ha una dimensione fisiologica,...
- L’ecosistema non accoglie o rifiuta, seleziona Negli ecosistemi terrestri e acquatici regionali, l’aumento di specie aliene...
- Università della terza età: realtà vivaci… Non si finisce mai di apprendere cose nuove, per essere...
- Differenze di genere La storia dell’umanità non è storia di lui (history) ma...
- Iva Montak: Istria Intima L’obiettivo di Montak si posa su ciò che spesso viene...
- Lezioni di cinema apprese in classe Entrare in una classe non significa misurarsi con un pubblico...
- La cultura come strumento di inclusione Il codice Braille, piano piano, ha portato i ciechi fuori...
- L’odio virtuoso L’odio virtuoso ci fa stare bene, ci fa sentire vivi...
- Preclusioni Inclusione può significare crescita, sviluppo, serena convivenza. Bisognerebbe imparare dalla...
- Blognotes 21 Gen/Feb 2026 Il tema del numero 21 di Blognotes è...
