Blognotes numero 21
Blognotes Numero 21

ESCLUSIONI & INCLUSIONI è il tema del numero 21

Articolo presente in

L’ecosistema non accoglie o rifiuta, seleziona

di Mattia Yann Casolo

Nei meccanismi che regolano il mondo naturale, concetti come l“inclusione” ed “esclusione” sono privi di valenza etica, non sono categorie morali: si trattano, piuttosto, di processi ecologici. Infatti, un ecosistema non “accoglie” o “rifiuta” una specie volontariamente, bensì la seleziona in base alla compatibilità funzionale con le sue dinamiche interne. È anche su questo piano che, attualmente, si gioca una parte rilevante del dibattito sulle specie aliene nel Friuli-Venezia Giulia, così come nel resto del mondo. Queste specie alloctone, cioè lontane dal loro areale naturale originario, sono organismi introdotti accidentalmente o volontariamente all’uomo.

Negli ecosistemi terrestri e acquatici regionali, l’aumento di specie aliene è un dato di fatto: questi “invasori” superano le barriere biogeografiche e trovano sistemi incapaci di escluderle efficacemente. Tutto ciò accade poiché vi è un’ inadeguata limitazione da parte di predatori, competitori (ad esempio per le risorse alimentari), condizioni ambientali, ecc.
Quando diversi dei filtri sopraccitati vengono a mancare, l’inclusione diventa possibile, anche se ecologicamente problematica.
Tuttavia, vi sono alcuni rari casi in cui si può a tutti gli effetti parlare di “inclusione positiva”: un esempio emblematico è Lagocephalus sceleratus, il cosiddetto pesce palla argenteo, giunto ormai anche nell’Alto Adriatico.


Specie aliena penetrata nel Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, la sua carne è dotata di una potente neurotossina, la tetradotossina, che rappresenta un rischio concreto anche per l’essere umano.
Studi recenti hanno evidenziato come L. sceleratus predi attivamente altre specie aliene invasive, tra cui pesci come L. suezensis, il pesce leone (Pterois miles) e altre esponenti del genere Siganus. In questo scenario paradossale, una specie altamente impattante e demonizzata viene inclusa nelle reti trofiche come nuovo predatore dominante, esercitando a sua volta un’esclusione su altri organismi alieni. Non perché utile, ma perché funzionalmente efficace in un sistema ormai alterato.

Un altro esempio, più evidente, di inclusione biologica riuscita (totalmente) è quello della barriera corallina. In questo caso, l’inclusione non è il risultato di una debolezza del sistema, ma della sua estrema specializzazione: ogni colonia è costituita da migliaia di individui clonali connessi, capaci di condividere risorse metaboliche attraverso tessuti gastrovascolari. Il loro metabolismo dipende dalla simbiosi mutualistica con microalghe fotosintetiche del genere Symbiodinium, chiamate zooxantelle. Queste alghe, inglobate nei tessuti del corallo, forniscono energia sotto forma di carboidrati. In cambio, ricevono nutrienti inorganici, come azoto e fosforo, in un equilibrio biochimico delicato. Inoltre, la fotosintesi algale favorisce il processo di calcificazione del corallo, permettendo alle colonie di crescere da pochi millimetri a diversi centimetri l’anno.
Il sistema, però, è estremamente sensibile: un aumento di temperatura o un abbassamento del pH può destabilizzare la simbiosi, portando all’esclusione delle zooxantelle. Questo fenomeno è detto “bleaching” e porta alla disgregazione dei tessuti.
Insomma, senza queste alghe la barriera corallina non esisterebbe.
La differenza con il pesce palla argenteo è dunque sostanziale: nella barriera l’inclusione è il prodotto di una lunga coevoluzione, regolata da equilibri precisi, mentre negli ecosistemi invasi da specie aliene, come quelli mediterranei, e in parte anche del Friuli-Venezia Giulia, l’inclusione avviene perché i meccanismi di limitazione sono stati indeboliti o rimossi, spesso dall’uomo. Non si tratta di cooperazione, ma di opportunismo ecologico.

Scoiattolo grigio. Pubblico dominio da Pixabay

Invece, un esempio significativo di inclusione negativa in Friuli-Venezia Giulia è rappresentato dallo scoiattolo grigio, Sciurus carolinensis, specie alloctona di origine nordamericana introdotta in Italia dall’uomo. In diversi contesti forestali e periurbani regionali questa specie è riuscita a superare con successo i filtri ecologici locali, entrando in competizione diretta con lo scoiattolo rosso europeo, Sciurus vulgaris. Grazie a una maggiore efficienza
nell’utilizzo delle risorse alimentari, in particolare delle ghiande, a una più elevata plasticità ecologica e a tassi riproduttivi superiori,
esso esercita una pressione competitiva che porta progressivamente all’esclusione dello scoiattolo autoctono.

A ciò si aggiunge il ruolo epidemiologico dello scoiattolo grigio come vettore del parapoxvirus, patogeno per S. vulgaris ma innocuo per la specie invasiva, che accelera ulteriormente il processo di sostituzione.
In questo caso l’inclusione non genera nuove funzionalità ecologiche, né ristabilisce equilibri alterati, ma determina una perdita netta di biodiversità e una semplificazione del sistema, mostrando in modo chiaro come l’ingresso di una specie aliena possa risultare ecologicamente efficace per l’invasore ma profondamente destabilizzante per l’ecosistema che la ingloba.

Facebooktwitterlinkedininstagramflickrfoursquaremail

Lascia un commento