Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?”
da ‘Potevo essere qualcun altro’
di W. Szymborska
La poetessa polacca Szymborska nella poesia ‘Nella moltitudine’ offre una serie di spunti di riflessione di grande incisività ed attualità. Il suo stile incalzante, lessicalmente semplice ma non banale, spesso connotato da un ritmo incalzante, pungola il lettore e lo stimola a mettersi in gioco rispetto alle grandi domande di natura filosofica che spesso non trovano risposta, se non nell’accettazione di un proprio destino spesso insondabile e nel costante tentativo di agire nell’interesse dell’umanità. Il termine inclusione fa riflettere sull’etimo di origine latina dal verbo ‘in- claudo’(chiudo dentro) e sul suo antonimo ‘ex-claudo’ (chiudo fuori).
In quanti frangenti della vita personale e collettiva ci siamo trovati inclusi, il più delle volte piacevolmente dal momento che il termine evoca un senso di appartenenza, forse anche di protezione all’interno di un nucleo familiare, sociale, professionale? A tutti sarà peraltro capitato di sentirsi anche esclusi, chiusi fuori, non desiderati, con “le strade precluse” come dice Szymborska, dove quel prefisso ‘pre’ indica strade subito sbarrate, chiuse al passaggio o all’inclusione in virtù o piuttosto a causa di mille motivi, attualmente di carattere soprattutto sociale e più vastamente geopolitico.
La ‘tribù sbagliata’ può evocare l’Africa o l’Amazzonia, dove gli spazi sono sconfinati e le tribù amano la libertà ma dove gli uomini hanno costruito, spesso devastando l’ambiente, strade ai più precluse per problematiche derivanti da intolleranze etniche piuttosto che insormontabili difficoltà economiche.
In Messico, per fare un esempio di paese recentemente visitato, si possono ammirare spazi immensi e misteriosi dove una natura ‘inclusiva’ è ancora padrona della selva ma dove, al contempo, il percorso del treno Maya nello Yucatan ha costruito e imposto nuove strade e sconvolto l’ambiente, rendendo alcuni luoghi della penisola sempre più esclusivi per turisti ricchissimi che si pregiano di visitare le zone appunto più esclusive, quelle non autentiche del Paese. Nel Chiapas è degna di essere visitata la chiesa di San Juan Bautista a San Juan Chamula dove si può apprezzare la coesistenza di riti pagani e tradizione cristiana in virtù di un sincretismo religioso che affonda le sue radici nella complessità di un mondo affascinante, attraente ed al contempo repellente per la sua macabra complessità ma sicuramente inclusivo. Anche nel nostro territorio abbondano problematiche di esclusione, attualmente nei confronti ad esempio di migranti provenienti soprattutto dall’Asia e Africa.
Gli episodi con epiloghi tragici degli scorsi giorni (o mesi) inducono a riflettere rispetto ai prevalenti atteggiamenti di esclusione, indifferenza e deciso allontanamento di persone ritenute sgradite e ‘pericolose’ per la comunità. Esistono peraltro realtà di accoglienza ed inclusione che, pur nel loro piccolo quotidiano, rappresentano luci di speranza per un futuro più dignitoso sia per la nostra città che per i migranti.
La scuola Penny Wirton, fondata dallo scrittore Eraldo Affinati e moglie a Roma, ha preso avvio anche a Pordenone nel novembre 2024 grazie alla sinergia inclusiva di alcuni volontari.
Questa scuola prevede l’insegnamento della lingua italiana agli immigrati con il preciso proposito di affiancare un singolo insegnante ad un singolo studente (sia esso adulto o soprattutto minore straniero non accompagnato) per un apprendimento personalizzato e basato sulla relazione inclusiva. Gli insegnanti sono tutti volontari non pagati e dedicano un po’ del loro tempo all’insegnamento dell’italiano come lingua utile per potersi inserire nel territorio locale e più vastamente nazionale per tentare di iniziare una nuova vita.
Indice
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