Blognotes numero 21
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Generazione Z

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Ma quale generazione Z?

di Francesco Morace, Linda Gobbi

La comprensione delle generazioni più giovani è sempre stata particolarmente difficile, ma se possibile negli ultimi anni questa missione è diventata ancora più complicata, a causa della differenziazione sempre più profonda all’interno della GenZ, tra cicli di età anche molto vicini tra di loro. La presenza e l’affermarsi di una nuova generazione di giovani è un’idea diffusa nella letteratura di marketing, nella stampa, nella comunità aziendale o delle agenzie di comunicazione ma gli strumenti per comprenderla si sono rivelati ai nostri occhi di sociologi e ricercatori, non all’altezza dei tempi. Generation X e Y o Millennials, Neet Gen, Digital Generation, Green Generation e, naturalmente, Gen Z, sono «etichette» globali, e si riferiscono ai giovani come oggetto di analisi (meno come interlocutori con i quali dialogare), target obiettivo da raggiungere: un bene desiderabile, sempre più esiguo nel futuro, soggetto anche a proiezione degli adulti. Rispetto a questo modello, nella nostra ricerca abbiamo deciso di cambiare passo e prospettiva. L’approfondimento che abbiamo proposto adotta originali «paletti» di età (13-15 anni, 16-19 anni, 20-24 anni e 25-29 anni), e di «etichette» esplicative, nella convinzione che questi siano i nuovi parametri che modellano l’attuale condizione adolescenziale e giovanile.
Questa scelta concettuale è sostenuta dall’analisi del contesto sociale dove i giovani di oggi crescono e del quale si nutrono, un contesto diversificato che forgia percezioni, emozioni, comportamenti di vita presenti e futuri.
Con l’etichetta Gen Z infatti si cerca di descrivere una popolazione di ragazze e ragazzi, giovani donne e uomini che in realtà hanno caratteristiche diversificate, non solo in termini di genere ma anche, a distanza di solo qualche anno, di età. L’intervallo di età per definirli, maggiormente condiviso dal marketing o nel giornalismo, indica che sono quei giovani nati tra il 1996 e il 2012: un’estensione che appare oramai troppo ampia per descriverli come un unicum generazionale.

Future Concept Lab, Milano

L’approfondimento proposto dalla nostra ricerca, i cui risultati sono contenuti nel libro Ma quale GenZ? Attitudini, valori e comportamenti di una generazione che sfida i luoghi comuni (Egea, 2025) punta dunque a evitare il rischio di banalizzare, generalizzare, confondere valori e comportamenti che vanno invece valutati, misurati, comparati partendo da cicli vitali assai più ristretti, dipanando le ambivalenze contenute in un’unica definizione che non permette di restituire l’eterogeneità degli adolescenti e delle giovani generazioni nel loro complicato percorso di crescita. Abbiamo dunque creato e analizzato – qualitativamente e quantitativamente – quattro diversi gruppi che abbiamo definito nuclei Z e che comprendono soggetti con un’età assimilabile. Abbiamo definito i loro profili partendo da un campione solido di 4.000 casi, 1.000 soggetti per ciascun nucleo, rappresentativo della popolazione Istat dei giovani tra i 13 e i 29 anni in Italia. Le diversità della Gen Z tratteggiano così una mappa delle unicità che emergono nei quattro nuclei analizzati: ExpoTeens (13-15enni) che vivono di esposizione digitale, ExperTeens (16-19enni) che si allenano a nuove expertise, CreActives (20-24enni) che acquisiscono schemi mentali creativi viaggiando e ampliando le proprie esperienze, e ProActives (25-29enni) che affrontano in modo nuovo la sfida del lavoro e dell’identità professionale.

Emerge uno scenario complesso, frastagliato, sovente interpretato alla luce di luoghi comuni che sondaggi d’opinione poco approfonditi non aiutano a dipanare. Al ritratto di una generazione monolitica si sostituiscono così quattro «nuclei Z» che sintetizziamo di seguito.

ExpoTeens (13-15 anni):

Sono i più giovani della Gen Z, immersi in un mondo di stimoli digitali e social media. Vivono in una costante ricerca di riconoscimento, con un forte desiderio di esporsi e farsi notare. Per loro, i social sono una vetrina in cui mostrarsi, postare foto e condividere momenti della propria vita. Sono caratterizzati da un’ansia crescente, alimentata dalla pressione di apparire perfetti e dall’ossessione dell’immagine. Molto sensibili al giudizio degli altri, oscillano tra l’eccitazione di essere visti e la paura di non essere all’altezza. La loro vita è un mix di parossismo emotivo, curiosità e una costante ricerca di conferme dai coetanei.

ExperTeens (16-19 anni):

Questo gruppo inizia a distaccarsi dall’immediatezza degli ExpoTeens, sviluppando una maggiore consapevolezza di sé. Cominciano a definire i loro percorsi, sia di studio che personali, con comportamenti più pragmatici. Sono in una fase di “allenamento” delle proprie competenze, cercando di migliorarsi e di capire quali siano i loro talenti. L’attenzione alla cultura e alla preparazione diventa centrale. Meno ossessionati dall’immagine rispetto ai più giovani, iniziano a costruire un’identità più solida, fatta di interessi, passioni e primi obiettivi professionali. Mantengono ancora una certa dipendenza dalla famiglia, ma mostrano i primi segni di autonomia.

CreActives (20-24 anni):

Sono il nucleo creativo e sperimentale della Gen Z. Fortemente orientati alla sostenibilità e all’attivismo ambientale, vedono il mondo come un territorio da esplorare e trasformare. Amano viaggiare, scoprire nuove culture e sperimentare stili di vita alternativi. La loro creatività si manifesta nella capacità di reinventarsi continuamente, di trovare opportunità lavorative non convenzionali e di essere sempre aperti al cambiamento. Sono cosmopoliti, interessati a progetti che possano avere un impatto positivo sul mondo. La loro vita è un continuo equilibrio tra passione, rischio e innovazione, con una forte spinta verso esperienze che li arricchiscano personalmente e professionalmente.

Future Concept Lab, Milano

ProActives (25-29 anni):

Sono il gruppo più vicino al mondo adulto, caratterizzato da una forte proattività e dal desiderio di ottimizzazione. Hanno iniziato a definire percorsi professionali più stabili e a costruire progetti di vita più strutturati. Utilizzano la tecnologia in modo funzionale, cercando di massimizzare efficienza e risorse. Sono molto attenti all’equilibrio tra lavoro e vita personale, e cominciano a valutare prospettive come la famiglia o una relazione stabile. Pragmatici e determinati, vedono il futuro come qualcosa da progettare e costruire attivamente, con una visione che va oltre l’immediato e guarda a obiettivi di medio-lungo periodo.

Tutti questi gruppi sono accomunati da una grande passione per il viaggio, inteso non solo come spostamento geografico, ma come metafora di crescita personale e apertura mentale.

Nei quattro profili emergono dunque differenze importanti sia nei valori che nei comportamenti, tra le ansie crescenti dei più giovani e il pragmatismo digitale dei più adulti che affrontano il mercato del lavoro. Differenze che incuriosiscono, sorprendono, ma anche spaventano un mondo adulto – di genitori e insegnanti – sempre più impreparato nell’affrontare una generazione così variegata, stimolante ma anche problematica e per molti aspetti misteriosa. Il contributo che speriamo di dare al dibattito sulla GenZ cerca dunque di evitare gli stereotipi (una generazione svagata, pretenziosa, che non si impegna, assorbita solo dai social e dal mondo digitale dei loro smartphone…) e di intercettare le richieste di relazione autentica che essi manifestano nei confronti di un mondo adulto che non viene rifiutato come avveniva alcuni decenni fa: la loro identità infatti non si costruisce a partire dai conflitti generazionali ma piuttosto da valori di “pragmatismo illuminato” attraverso cui si cerca di conciliare l’utile e il dilettevole.

Per ciascun nucleo diventa dunque importante comprendere le principali caratteristiche psicologiche, sociologiche e culturali, il rapporto con le tecnologie e con i social (TikTok per gli Expo, LinkedIn per i ProActives, Instagram per i «nuclei di mezzo»), le relazioni con il consumo e la comunicazione, il lavoro, il desiderio di famiglia e la genitorialità, e poi fornire alcune indicazioni e suggerimenti per il mondo adulto, sul come affrontare questa sfida epocale.

Siamo convinti che i dati della ricerca e i casi di studio e riflessioni ad essi dedicate possano essere un utile strumento di comprensione per le famiglie, per il sistema scolastico ed educativo, per le aziende e le istituzioni, al fine di individuare un futuro possibile e plausibile, all’altezza delle aspettative dei più giovani, che vanno compresi e accompagnati nella loro crescita. Il danno che l’incomprensione adulta può arrecare nel rendere ancora più difficile la crescita dei giovani è infatti quella dell’impermeabilità e inaccessibilità al loro mondo. Si vive fianco a fianco per tanti anni (la media di età in Italia di figli che lasciano la casa dei genitori supera i 30 anni) ma spesso lo si fa come perfetti sconosciuti con una differenza di linguaggi e percezioni talmente ampia da non permettere un accesso a quei canali emotivi che plasmano il carattere di soggetti così giovani: l’affetto tra genitori e figli non manca, ma molto spesso si soffre di incomunicabilità, con relative frustrazioni e delusioni da una parte e dall’altra.

Facciamo un esempio pratico per comprendere: parlando di lavoro, collaborazione tra generazioni e nuovi schemi di comportamento, possiamo focalizzarci sui ProActives – soggetti dai 25 ai 29 anni -, caratterizzati da un forte bisogno di rielaborare il mondo e i contesti legati al lavoro in modo unico e «professionale» (da cui il suffisso Pro), utilizzando la dimensione digitale come una piattaforma integrata che fa leva sul mondo esterno e li abitua al lavoro in team. Per loro la collaborazione è una condizione di base. La loro appartenenza al mondo digitale è una scelta di vita, che pone al centro della loro esperienza la passione per l’innovazione condivisa. In rete, collaborando, si innova meglio e di più. Per loro il reale e il virtuale dunque convergono, diventando parte di un unico paesaggio integrato in cui sia l’orizzonte digitale che quello territoriale, contribuiscono a creare un infinito serbatoio di stimoli da proporre e da collezionare, fatto di storie, raccontate attraverso tutto ciò che emerge sia dal web che dalla vita quotidiana. È questa la principale sfida che li mette in collegamento con le altre generazioni. Lo sforzo per loro decisivo è quello di ritagliarsi un ruolo da protagonisti in questo scenario, con un pensiero più lungo. Cercano di sfuggire attraverso i loro progetti di vita (faticosi e non sempre realizzabili) alla «presentificazione» che schiaccia la GenZ verso un destino episodico, casuale e dunque troppo precario.

Per loro è arrivato il tempo dell’impegno per sé o per la famiglia che magari si immagina o si sta formando; il tempo della responsabilità che disegna un orizzonte futuro: qualità e soddisfazione nel lavoro. L’uso della tecnologia per collaborare tra di loro e con altre generazioni si muove in questo perimetro. Nei loro obiettivi – in un’esperienza aziendale – emerge una decisa intenzione nel costruirsi un percorso lavorativo e professionale fuori dagli schemi consueti della carriera e della sola leva economica dello stipendio: per questa ragione sono diventati l’incubo dei responsabili HR che nei colloqui difficilmente riescono a governare le loro richieste e aspettative. Per i ProActives la triade della realizzazione è dunque formata da: crescita personale, equilibrio di vita, buona retribuzione. L’una senza le altre non regge all’insieme delle loro richieste, che spesso vengono considerate dal mondo dei datori di lavoro troppo pretenziose. Bisogna invece ascoltare e comprendere le loro esigenze, e ridefinire in azienda quel delicato equilibrio per evitare il burnout e il boreout, lo stress e la noia.

Le generazioni più adulte mettendo a disposizione esperienza e coaching peraltro molto apprezzato dai più giovani, alla ricerca di maestri; la GenZ garantendo a sua volta un’abilità digitale e una libertà di pensiero creativo, sempre più necessario per governare dinamiche aziendali innovative.
Il nostro viaggio attraverso questa generazione ha rivelato una straordinaria capacità di adattamento, creatività e resilienza. Questi giovani non sono solo consumatori passivi, ma attivatori di cambiamento sociale, pronti a reinventarsi continuamente e a sfidare le logiche tradizionali. Il loro sguardo è rivolto al futuro, con una passione per l’esplorazione che li rende i nuovi Marco Polo del nostro tempo: capaci di attraversare confini geografici e mentali, sempre alla ricerca di connessioni autentiche e di opportunità di crescita.

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