L’obiettivo è scrivere insieme ai diretti interessati qualcosa sull’affettività nella Generazione Z, così entro, propongo alle classi un bel questionario con dodici domandine puntuali. Salvo il fatto che poi Luana, Jessica, Daniele in preda a tempeste ormonali fanno deragliare il tutto e devo accontentarmi di alcuni appunti striminziti. In una classe ho appena sorpreso Deborah a fare parole crociate mentre spiego Demostene: mi arrabbio, il clima non è più quello adatto alle confidenze e la discussione deve slittare al giorno dopo. Giusto per dire che non è facile.
Ancora una premessa: ne esco con la sensazione che da circa diecimila anni si ami allo stesso modo, con le stesse fragilità e debolezze che avevo io quarant’anni fa. Ma con qualche differenza da mettere a fuoco.
Esordisco in perfetto stile professorale: “Quale importanza riveste per te oggi una relazione sentimentale?”.
“Prof., ma ha presente gli uomini di oggi?!” mi smonta subito Claudia. E a seguire: “Se non c’è si vive lo stesso”, “Per certi versi è disturbante, deconcentra”, “Un ostacolo: deve valere la pena proprio”, “Non deve essere un peso, deve rappresentare un plus positivo”. Sara taglia corto decisa: “Prima scuola e sport e amici, per adesso”.
Giorgia di quinta rincara la dose “Occorre trovare un equilibrio fra impegno e relazione, ma è difficile conciliare”, mentre Lucia di quarta è salomonica “Si sta bene da soli anche se è bello condividere, è una cosa in più”. Maria, una biondina di terza, è più matura di me: “Ho il moroso, sono a posto ma posso essere a posto anche senza”. E io che alla loro età ne facevo una malattia!!!
Ma poi qualcuno si scopre un po’, come Luigi di quarta: “Beh a volte c’è fretta di sperimentare: se sei l’unico allora ti senti sfigato. Per gli adulti devi avere un fidanzato e allora ti senti inadeguato, ti chiedi se è normale”.
Tento di mantenere il timone e chiedo che rapporto c’è fra amicizia e amore (la vecchia questione se uomo e donna possono restare amici).
“Sì ma deve essere chiarissimo e il maschio di solito non capisce” sentenzia lapidaria Elena di quinta, sintetizzando perfettamente diecimila anni di incomprensioni. “Già, per esempio di solito un ragazzo non accetta proprio quando gli fai capire che lo vuoi solo come amico, non accetta la ‘friendzone’ “.
La conversazione inevitabilmente deraglia: sfioro i social e non li tengo più, ma scopro cose interessanti. “Ma prooof., una reazione inizia di solito su Instagram! Addirittura se lo conosci dal vivo poi si passa su Instagram. La ragazza posta un sondaggio sulle storie, pubblico ovviamente, e il ragazzo vota”. Mi devo far spiegare bene questa cosa, io ero rimasto alle lettere, alle dichiarazioni timide, così mi fanno una rapida lezioncina, impietositi dalla mia ignoranza.

“Ti vergogni a scrivere e metti ‘sta roba per vedere se vota: poi magari si passa alla chat, ma senza scambiarsi numero di telefono”. “A volte non ci si incontra nemmeno di persona”. “Ok, raga, ma entro una settimana dobbiamo vederci…” corregge Francesca, molto più pratica e decisa.
Il cellulare e i social hanno introdotto un elemento nuovo, decisamente: “Oggi con telefono e social si possono creare idee più approfondite, ma anche false” riconosce Elisa. Ma si crea anche una certa ansia, mi par di capire: “Oddio non mi ha risposto, neanche un like!”. Perfino con delle degenerazioni inquietanti, come ricorda Carlo “C’è chi usa la geolocalizzazione dell’altro con un’app sul telefonino: follia pura!!!”.
“Gli stichers aiutano, se il messaggio è freddo lo vivacizzano…” mi spiega Monica, mentre Luca mi cita la massima secondo cui “Social media kill romance…”.
“Ma l’utilizzo del telefonino ha consentito a tante coppie di stare insieme da lontano … per esempio se uno vive in America…” dice Tania che dal tono deve avere un po’ di esperienza (e sofferenza) in merito. “Si può andare avanti anche anni. C’è Facetime, le videochiamate” aggiunge Luana. “Esistono le relazioni a distanza ma solo dopo che ci si è conosciuti…”. “Col cellulare hai un’idea dell’altra persona distorta, ti fai un’idea che non è reale, si imitano dei modelli copiati dai social, si indossano maschere…” (avranno fatto Pirandello da poco, deduco). “Il mondo social è fatto per ostentare: nei social si vive per postare i momenti speciali” dice Lia, sollevando una bella questione.
“Un rapporto si vive dal vivo – butta giù l’asso Giorgia, con tanto di efficace poliptoto, e precisa – Un legame è intimo nell’incontro diretto, nel parlarsi faccia a faccia…”. “Al telefono si litiga di più, è difficile trovare un punto di contatto se manca il corpo” chiosa saggiamente Luca. “Sì, ma a volte la conversazione in chat è meno angosciante, dal vivo magari si tace”.
Qualche ragazza si lamenta: “Dal vero o su chat è raro trovare uno con cui avere una conversazione profonda”. “Sembra che non sappiano parlare, – rincara Vanessa – in discoteca ti sfiorano, ti toccano, mica riescono a dire qualcosa!”. “Non pretendo che venga a trovarmi con i fiori, ma oggi non riescono a scrivere niente!” incalza Monica.
“Ma come si comincia una relazione oggi?” chiedo incuriosito. “C’è sempre di più paura di ammettere cosa si prova – dice Melissa di quinta – Ammettere quello che si prova è da deboli… “. “Ci si può frequentare per mesi, di fatto si sta insieme, ma non ci si etichetta come tali” spiega Anna e imparo anche la definizione ad hoc, ovviamente inglese: situationship.
“La virilità una volta era da gentlemen, tante donne la apprezzavano, oggi fare il servizievole è da deboli” – spiega Emma. Il “Princess treatment” (si chiama così), è fuori moda, dunque. Ma attenzione, anche no… “Oggi certi gesti, mazzi di fiori, inviti, si sono tramutati in gesti virtuali… Ma compra un mazzo di fior verii!!!” sbotta Laura. “A forza di mettere like a tutti non si capisce più niente” rincara Anna. Insomma un ritorno alla galanteria reale? “Fare un gesto del genere dimostra che si è coinvolti ma si ha paura di impegnarsi seriamente… – spiega la compagna, la biondissima Sara – Siamo convinti di avere infinite possibilità!!!”. “Già, non impegnandosi teniamo aperte tutte le chances… Ma così non si potrà mai conoscere a fondo una persona” conclude Luigi.
“Gli adulti si aspettano che il tuo ragazzo ti porti in palmo di mano, ma oggi non funziona così”, dice Linda. “Princess treatment, ok, mi piace, ma non vale solo per i regali, ma anche nell’accettare i tuoi bisogni. Insomma, no sdolcinatezze”, chiosa lucida Monica.
Ma cosa cerca la Generazione Z in una relazione? “Che mi lasci vivere” taglia corto un po’ cinica Silvia di quarta. Lucia ha le idee chiare: “Una persona che sia matura per una relazione, cioè né troppo alla leggera né troppo pesante…”. “Fare delle esperienze insieme per crescere”.
Riprendo il filo con la domanda 6, ligio al copione. “Quale prospettiva temporale dai ad una relazione sentimentale?” “Finché si sta bene – risponde decisa Katia – Fra poco andiamo all’Università e se lo troviamo a Pn poi come si fa?”. “Non credo che il mio ragazzo diventerà mio marito”. “La vivo e basta, se deve finire ok”. “La vita è imprevedibile, magari conosci un tailandese e dopo una settimana ti sposi” registro in un accavallarsi di interventi. “Ma non significa prenderlo in modo superficiale, cioè essere sicuri che finirà, insomma si spera che continui…” dice Gaia, sempre ottimista. “Viviamo in un momento di grande mutevolezza, in un contesto mondiale instabile in cui tutto score troppo velocemente: le aspettative temporali in una relazione non sono poi così lunghe: si sta insieme finché si sta bene, poi tanti saluti”.

Sul matrimonio si dividono, eredi di un tormento che ha segnato la mia generazione. “Negli adulti il matrimonio è un rapporto di convenienza, è un atto di garanzia e sicurezza verso l’altro”. “Nei matrimoni avanzati vedo delle amicizie, un impegno economico, psicologico, un accordo. Ma ci sta…”.
Alcuni hanno una visione nuova, magari perché figli di genitori separati. “Io vedo l’amore in situazioni più complesse, magari nelle relazioni nuove dei miei genitori. L’amore non c’entra con il matrimonio…” dice Katia. “Mia nonna si è sposata a 17 anni ha fatto solo quello: oggi abbiamo infinite possibilità in più” ricorda Vittoria di quarta. “E’ un quesito che si pone verso i 25. Per ora fin che sto bene, sto bene…”. Giorgia invece non crede che il matrimonio sia un fatto economico: “Credo nel matrimonio cattolico, la scelta di continuare ad amarsi… l’amore a un certo punto diventa una scelta, una sfida, scegliersi ogni giorno…”.
Mi interessa capire che ruolo abbiano i social in tutto questo. Qualche adolescente che mi ha confessato di confidarsi con Chatgpt, di farsi consolare dall’intelligenza artificiale, di farsi scrivere lettere e poesie per gestire il suo rapporto o magari per chiuderlo. “Sono scandalosi eppure esistono… – commenta Dario – So di una mia amica che lo usa per verificare cosa percepisce l’altro prima di spedirgli qualcosa. Follia!”.
Mi resta un punto che mi interessa in particolare e ritorno alle domandine. “Come giudichi le notizie frequenti su stalking e femminicidi?”.
“Paurissima!!! – interviene Monica – Prof., ha visto il film La lezione? sullo stalking .. Fa pensare”.
Anna ha paura anche quando va a camminare da sola. Fabio, di solito così silenzioso, interviene “Penso spesso a mia sorella che va a correre la sera… fa male sapere che c’è quell’ansia che le donne hanno… è come se perdessero la loro autonomia”. “Sì, condiziona molto – dice Gaia – Io sto attenta a tutte le red flag: quello che ti controlla, ecc.”. “Io ho fissato delle parole specifiche da dire al telefono con le mie amiche se ci sono problemi”. “Da maschio mi sento limitato, in soggezione… Non so come può essere vissuta una mia parola, un gesto” confessa Luigi.
“Si è diffuso un mito della paura – ammette Monica – e ti metti in allerta anche se non succede nulla… “.
“Posso vestirmi come voglio e nessuno deve intromettersi, ma poi in realtà se mi fischiano dietro mi sento io nella posizione dell’errore…” rivela imbarazzata Paola, di solito così sicura di sé.
L’ora è finita da un po’, ce ne sarebbe tanto ancora, ma …
Ultima osservazione, giusto per far capire i tempi: in effetti, stando agli ultimi decreti non dovrei parlare in classe di queste cose, tipo educazione emotiva, sessuale, ecc. Ma lo faccio di continuo, ogni volta che arrivo a Catullo, Saffo, perfino con Tacito e Demostene che insomma non si presterebbero tanto.
Ai ragazzi interessa, vogliono capire come funziona dai fallimenti di un adulto (e io sono un buon esempio). E la solita Jessica uscendo mi conferma “Bella la lezione di oggi, prof.”. “Di sicuro meglio che tradurre Demostene” immagino sorridendo, ma me ne vado contento anch’io.
Paolo Venti (con la IIICC, IVCC, VDC del Liceo “Leopardi Majorana” di Pordenone. I nomi sono ovviamente fittizi)
Indice
- Blognotes 22 Mar/Apr. 2026 Il tema del numero 22 di Blognotes è...
- Editoriale Lasciamo alla generazione Z una misera eredità e tante responsabilità....
- Prof schedati, cala il silenzio La scuola non è più libertà di parole, libertà di...
- Giovani, bande e violenza Non basta la repressione per fermare la violenza dei giovani,...
- Ma quale generazione Z? Esiste una sola generazione Z? Quali le diverse identità?...
- Il voto dei giovani: un risveglio che non appartiene a nessuno Inutile affrettarsi a mettere le mani sul voto dei giovani....
- Quel grido di dolore dei bambini per sempre Ci sono storie drammatiche che lasciano il segno nella memoria...
- Dalla politica alle piazze, dai social alla cameretta La generazione Z partecipa alla vita politica? I dati sembrano...
- Solidarietà e moda. due facce della nuova emigrazione Perché sempre più giovani lasciano l'Italia per lavorare altrove?...
- Storia di Alì, il viaggio dei dannati In cerca di un futuro migliore, passando attraverso sofferenze indicibili....
- Generazione Z I giovani sono ascoltati seriamente? E' molto più facile criticarli...
- Il naso rosso che cura Il naso rosso consente di sfiorare la sofferenza altrui con...
- Giovani, storie di sfide e di crescita Dare voce alle preoccupazioni degli adolescenti e dei giovani è...
- L’adolescenza degli altri Un mondo che aliena è un mondo che annoia, demotiva,...
- Una voce fuori dal coro La scoperta della nuova, fragile sensibilità della generazione Z...
- L’amore e i social I social sono la nuova dimensione in cui i giovani...
- Bullizzo quindi sono Il bullismo non è una prerogativa dei giovani. E' un...
- Giovani e volontariato Una parte significativa di coloro che fanno volontariato è costituita...
- Generazione Z, tra liberazione e omofobia Le diverse modalità affettive dei giovani della generazioneZ sono una...
- SpazioZero, prove tecniche di aggregazione Ogni luogo cambia in base a chi lo abita. L'esperienza...