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Giovani e volontariato

di Letizia Magris. Testo e foto

I giovani sono davvero meno interessati alle problematiche della nostra società rispetto a un tempo? Se si guardasse solo alle realtà istituzionali e alla vita politica, potrebbe sembrare così, ma osservando altre forme di impegno civico, quello che emerge è un quadro più articolato dove il volontariato, nello specifico, rappresenta per molti giovani uno dei principali modi per entrare in contatto con le comunità in cui vivono e sperimentare forme concrete di cittadinanza attiva. Secondo uno studio realizzato dall’Osservatorio Statistico sul Terzo Settore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, quasi sei milioni di persone svolgono attività gratuite in associazioni o organizzazioni, e una parte significativa di queste è composta da giovani. Solo il Servizio civile universale, dal 2001 al 2024, ha visto la partecipazione di oltre 727 mila volontari, giovani tra i 18 e i 28 anni. Io stessa ho avuto modo di sperimentare questo tipo di impegno sia come volontaria di servizio civile, sia attraverso le realtà in cui il mio gruppo scout ha svolto servizio fin da quando avevo quindici anni.

Le esperienze di volontariato coprono un ampio spettro di attività: dal sostegno alle persone fragili alla tutela dell’ambiente, dalla promozione culturale ai progetti educativi. Questo impegno trova spazio all’interno della vasta rete del Terzo settore, infatti gli enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) sono oltre 134 mila e sono presenti in circa il 94% dei comuni, dando vita a un sistema diffuso di organizzazioni attive in ambiti che spaziano dalla cultura ai servizi sociali, fino alla ricerca. In un contesto simile il volontariato non è più soltanto un atto di solidarietà, ma anche un’opportunità concreta per essere cittadini attivi. Attraverso l’impegno in associazioni e iniziative, i giovani si confrontano con i bisogni delle comunità in cui vivono e sviluppano capacità utili sia nella vita personale sia in quella professionale. Il volontariato diventa così uno spazio di apprendimento informale, dove si imparano abilità difficili da acquisire altrove: lavorare in gruppo, organizzare progetti, comunicare e relazionarsi con persone di età e background differenti. Se da un lato, infatti, le esperienza svolte attraverso lo scoutismo mi hanno aperto gli occhi sui problemi e le difficoltà presenti nel mio territorio, ciò mi ha permesso anche di scoprire la fitta rete di enti, ma soprattutto di persone, che ogni giorno cercano di migliorare quella stessa realtà: tra le attività più significative ricordo in particolare l’organizzazione di momenti di animazione per i giovani immigrati ospitati presso la Caritas Diocesana di Pordenone, ma anche la partecipazione, ogni anno, sia al banco alimentare per la raccolta e successiva distribuzione di beni di prima necessità alle famiglie in difficoltà sia alla Giornata Ecologica organizzata dalle istituzioni comunali per la pulizia e cura degli spazi pubblici. È proprio attraverso l’esperienza dello scoutismo, accompagnata da un’educazione ai valori della comunità, che nel riconoscere le proprie competenze si impara a metterle a servizio della stessa e nasce il desiderio di “esserci” laddove queste possono essere messe a frutto. Nel mio percorso in AGESCI ho scoperto anche la realtà del servizio civile, attraverso alcune delle persone incontrate proprio durante queste esperienze. È così che sono arrivata alla realtà di ANGOLO OdV, presso la quale ho svolto il mio anno di servizio civile. Qui ho avuto l’opportunità non solo di confrontarmi con contesti e persone ancora più diverse, imparando a lavorare in ambienti nuovi e complessi, ma anche di sperimentare una forma di impegno nel sociale più continuativa. Questa esperienza mi ha permesso di sviluppare competenze relazionali e pratiche, ma soprattutto di trovare uno spazio in cui mettere concretamente a disposizione le mie capacità, contribuendo nel mio piccolo alle attività e ai progetti dell’associazione. Diventa quindi evidente come, anche attraverso piccoli gesti e attività concrete, il volontariato riesca a creare legami tra le persone e a generare un impatto positivo sul territorio: esperienze come queste rappresentano spesso un passaggio importante per molti giovani perché offrono la possibilità di confrontarsi con contesti diversi dal proprio e di sperimentare diverse forme di impegno.

Eppure, nonostante queste opportunità, la presenza dei giovani nei ruoli decisionali delle organizzazioni rimane ancora limitata. Dallo stesso studio citato in precedenza, si osserva che solo circa il 7,1% degli enti è guidato da un rappresentante legale under 35, con un’incidenza maggiore nelle regioni meridionali, in Vale d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Ciò suggerisce che il coinvolgimento giovanile è spesso più forte nelle attività operative dove, dando vita a nuove iniziative, mostrano come il volontariato possa diventare anche uno spazio di innovazione, in cui poter sperimentare progetti legati a temi che stanno loro a cuore.

Il volontariato è quindi uno dei principali spazi di partecipazione per le nuove generazioni, capace di coniugare impegno nel sociale, apprendimento e innovazione. Ritornando alla domanda di apertura: comprendere il ruolo dei giovani all’interno di queste esperienze significa osservare una dimensione importante della cittadinanza attiva, in quanto partecipare a un’associazione, organizzare un progetto per il territorio o contribuire a un’iniziativa solidale significa, in fondo, imparare a essere cittadini attivi.