Silvia Masci * psicologa-psicoterapeuta
“Frequento l’università di Beni Culturali. Ricordo ancora quando il professore di italiano del liceo, a quindici anni, mi vide. Sì, mi vide realmente, con tutti i miei timori. Io nella classe mi sentivo invisibile, stavo in disparte e non riuscivo a esprimere le mie idee. Lui riuscì a incoraggiarmi a esplorare le mie emozioni. Passo dopo passo, grazie al dialogo su temi che suggeriva di affrontare insieme ai miei compagni, mi scoprii capace di dare un nome ai sentimenti che provavo. La scoperta più grande di tutte fu scoprirmi molto simile agli altri: anche loro avevano diverse preoccupazioni. Iniziai un po’ alla volta a condividere il mio timore di essere giudicato che, realizzai, apparteneva anche a loro. Il prof ci spiegò che il giudizio, se ben inteso, costituisce un feedback sul comportamento e non un’etichetta sulla persona. Ci aiutò a capire che accettare una critica sui propri comportamenti senza mettere in discussione il proprio valore ci permette di crescere. Iniziai a non sentirmi più sotto i riflettori. Avere uno spazio sicuro in cui poter esprimere i miei timori mi diede una sorta di forza, fu un punto di partenza per esprimere idee, sentirmi capito e stare bene con gli altri. Ho così imparato – e sto ancora imparando- che, quando ho dei problemi, occorre saper ascoltare le proprie emozioni e non isolarsi. Quante volte aprivo Instagram per osservare i miei coetanei, trovandoli tutti più capaci di me, e questo mi faceva stare male. Oggi, ho ancora il timore che non saprò trovare il mio posto nel mondo. Per adesso continuo a studiare alla ricerca di qualcosa che mi appassioni; poi, anche grazie a un confronto autentico con gli altri, valuterò…” (Marco, 22 anni)
Dare voce alle preoccupazioni degli adolescenti e dei giovani, come psicologa, è un mio interesse quotidiano. Ascoltare i giovani significa permettersi di entrare nel loro mondo, riconoscere le loro sfide e dare loro uno spazio autentico dove possano sentirsi davvero accolti e rispettati.
Crescere non è mai stato semplice, ma farlo oggi significa affrontare un mondo che corre più veloce della capacità di stargli dietro. Gli adolescenti e i giovani del 2026 vivono immersi in un flusso continuo di stimoli, aspettative e confronti che ridefiniscono il concetto stesso di crescita. Non sono “fragili” per natura, è il contesto a essere diventato più complesso, più esigente, più esposto.
I giovani hanno un carico mentale che pesa molto. Una difficoltà apparentemente invisibile, ma costante. I ragazzi e le ragazze vivono in un ambiente saturo di notifiche, richieste, confronti. La scuola chiede risultati, la famiglia chiede impegno, i social chiedono perfezione. L’ansia da prestazione non è più un’eccezione, è la norma. E la paura di sbagliare, anziché essere parte del processo di crescita, diventa un ostacolo .

Le loro identità si costruiscono sotto i riflettori. Ogni foto, opinione o scelta può essere giudicata da centinaia di occhi. I social non sono solo strumenti: sono spazi identitari, palcoscenici permanenti in cui si ricercano conferme per misurare il proprio valore. L’eccessiva visibilità rischia di rendere più difficile lo sviluppo di un sé autentico e libero dal giudizio.
Molte sono le incertezze, pochi sono i punti di riferimento. Le istituzioni, la famiglia, la scuola, la comunità sono più fragili e meno capaci di offrire stabilità. Il futuro lavorativo, le relazioni e la possibilità di autonomia appaiono incerte. In un mondo che promette tutto, ma che garantisce poco, molti giovani oscillano continuamente tra entusiasmo e smarrimento.
La solitudine è una delle contraddizioni più evidenti. Per quanto i ragazzi comunichino continuamente con i mezzi digitali e appaiano sempre iperconnessi, spesso le loro relazioni non si trasformano in legami profondi reali. La capacità di dialogare, di costruire un legame profondo, di affrontare un conflitto si indeboliscono.
La pressione di “diventare qualcuno” a volteintrappola i giovani in una corsa senza traguardo. Viviamo nell’epoca del “se vuoi, puoi”, una frase che sembra motivare ma che rischia di diventare un boomerang. Se non si eccelle, ci si sente in colpa, si pensa di non valere niente. Il successo viene misurato in visibilità e risultati, non in crescita personale. I
Anche gli adulti sono fragili e questa fragilità pesa sulla relazione educativa. Gli adulti vivono la stessa accelerazione dei giovani, ma con responsabilità molto più pesanti. La società chiede loro di essere presenti, competenti, equilibrati. Quando la distanza tra ciò che si è e ciò che si dovrebbe essere diventa troppo grande, nasce un senso di inadeguatezza che spesso si traduce in rigidità, ansia iper-controllo o rinuncia. Molti adulti non si concedono alcuna vulnerabilità, perché temono di perdere autorevolezza, ma in realtà è proprio il contrario: un adulto che riconosce i propri limiti e le proprie fragilità diventa più “umano”, più credibile e, di conseguenza, più capace di entrare in relazione. La relazione educativa è un incontro tra due fragilità che cercano un equilibrio.
Il ruolo degli educatori: un ruolo di presenza, coerenza, ascolto. I genitori, gli insegnanti, i volontari possono offrire ciò che più manca: accoglienza, direzionalità, ricerca di senso. Non basta trasmettere contenuti o regole, sono necessarie presenza, comprensione, credibilità. Occorre saper sostenere, accompagnare, interpretare . I ragazzi non cercano soluzioni immediate, ma adulti che non li lascino soli ad affrontare le proprie fragilità e che, soprattutto, li sappiano ascoltare.
L’ascolto è la prima forma di rispetto e di cura. Ascoltare davvero, senza giudicare, senza minimizzare o rispondere con frasi fatte. I ragazzi hanno bisogno di adulti che sappiano accogliere le loro emozioni, anche quelle scomode, senza trasformarle in problemi da risolvere subito.
Gli adolescenti hanno bisogno di confini, ma non di imposizioni. Le regole funzionano quando sono condivise e spiegate in modo coerente e non imposte in modo autoritario. Un “no” detto con rispetto educa più di un “sì” dato per evitare l’insorgere di conflitti.
Coltivare un’autostima autentica. Gli educatori possono aiutare i giovani a vedere il valore dei loro progressi e anche degli errori, un modo per costruire una base solida per il futuro
Insegnare le abilità di vita, gestire le emozioni, fronteggiare l’ansia, comunicare in modo assertivo, chiedere aiuto, incentivare il pensiero critico. Queste sono competenze fondamentali quanto la matematica o la grammatica, che necessitano maggiore attenzione per svilupparle nel tempo.

Essere modelli credibili e offrire luoghi sicuri. I giovani interiorizzano più attraverso l’osservazione che l’ascolto. Un educatore credibile e coerente ammette i propri errori, mostra che la vulnerabilità non è una debolezza; è un adulto che non finge perfezione, ma pratica autenticità. Ogni ragazzo ha bisogno di un luogo fisico e relazionale dove non si sente giudicato, dove può sperimentare, sbagliare, riprovare, dove può essere se stesso senza paura, restituire senso ai propri pensieri, emozioni e comportamenti. In un mondo dominato dalla performance, gli adulti possono offrire una narrazione alternativa, quella del significato: aiutare i giovani a leggere il mondo, non solo a funzionare nel mondo, è forse il dono più grande che possiamo fare loro
Indice
- Blognotes 22 Mar/Apr. 2026 Il tema del numero 22 di Blognotes è...
- Editoriale Lasciamo alla generazione Z una misera eredità e tante responsabilità....
- Prof schedati, cala il silenzio La scuola non è più libertà di parole, libertà di...
- Giovani, bande e violenza Non basta la repressione per fermare la violenza dei giovani,...
- Ma quale generazione Z? Esiste una sola generazione Z? Quali le diverse identità?...
- Il voto dei giovani: un risveglio che non appartiene a nessuno Inutile affrettarsi a mettere le mani sul voto dei giovani....
- Quel grido di dolore dei bambini per sempre Ci sono storie drammatiche che lasciano il segno nella memoria...
- Dalla politica alle piazze, dai social alla cameretta La generazione Z partecipa alla vita politica? I dati sembrano...
- Solidarietà e moda. due facce della nuova emigrazione Perché sempre più giovani lasciano l'Italia per lavorare altrove?...
- Storia di Alì, il viaggio dei dannati In cerca di un futuro migliore, passando attraverso sofferenze indicibili....
- Generazione Z I giovani sono ascoltati seriamente? E' molto più facile criticarli...
- Il naso rosso che cura Il naso rosso consente di sfiorare la sofferenza altrui con...
- L’adolescenza degli altri Un mondo che aliena è un mondo che annoia, demotiva,...
- Una voce fuori dal coro La scoperta della nuova, fragile sensibilità della generazione Z...
- Emozioni alla lettera Z Emozioni dei giovani raccontate in diretta, con una insospettata e...
- L’amore e i social I social sono la nuova dimensione in cui i giovani...
- Bullizzo quindi sono Il bullismo non è una prerogativa dei giovani. E' un...
- Giovani e volontariato Una parte significativa di coloro che fanno volontariato è costituita...
- Generazione Z, tra liberazione e omofobia Le diverse modalità affettive dei giovani della generazioneZ sono una...
- SpazioZero, prove tecniche di aggregazione Ogni luogo cambia in base a chi lo abita. L'esperienza...