Le armi che sfregiano l’ambiente
di Alessandro Sperotto
Armi che sfregiano l’ambiente-
I mesi di maggio e giugno sono il periodo ideale per salire sulla cima del monte Fara, montagna che si affaccia sulla pianura pordenonese. La vetta si raggiunge partendo da Bosplans e salendo fino alla forcella La Cròus, intercettando l’antico sentiero che un tempo collegava Montereale Valcellina alla Valcellina.La cima è un vero e proprio balcone fiorito. Da quassù si comprende chiaramente la trasformazione del paesaggio compreso tra i fiumi Livenza e Tagliamento. Dalla vetta lo sguardo abbraccia elementi geografici e antropici fortemente contrastanti: La “V” del Cellina e del Meduna, un segno geometrico inconfondibile, ben visibile su qualsiasi cartina geografica, che permette di identificare immediatamente il territorio in cui viviamo; i Magredi, una vasta distesa di prati stabili che, formati sui detriti della stessa roccia calcarea della montagna, presentano fioriture analoghe a quelle della cima e la Base USAF di Aviano con il suo aeroporto che dall’alto appare ancora più imponente. Sotto di noi, nascoste tra i boschi che si estendono fino al Cansiglio, si celano le infrastrutture della Guerra Fredda. Questo territorio è stato a lungo l’avanguardia della NATO al confine con il blocco dell’Est, ponendolo al centro di scenari geopolitici globali. In Pian Cansiglio, a pochi chilometri da qui, un piccolo miracolo pacifista è diventato realtà. L’ex base missilistica della NATO (Caserma Bianchin) è stata dismessa e riconvertita in un polo storico-culturale. I vecchi edifici e i bunker sono stati demoliti o integrati in un percorso naturalistico, mentre l’Hangar Cansiglio è oggi un museo dedicato alla Guerra Fredda. I materiali di risulta delle demolizioni sono stati riutilizzati per riqualificare l’area e creare parcheggi a servizio dell’altopiano.

Se in Cansiglio si respira aria di pace, per il Pordenonese l’importanza strategica della presenza militare resta immutata anche dopo la caduta del Muro di Berlino. Abbassando lo sguardo dal Monte Fara verso la pianura, si nota il contrasto stridente tra i jet che solcano il cielo e le aree protette della Rete Natura 2000, lo strumento più importante dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Le servitù militari, se da un lato hanno preservato i terreni dalla cementificazione e dall’agricoltura intensiva, dall’altro comportano costi ambientali e sanitari enormi. Fonti autorevoli confermano la presenza di armamenti nucleari nella base di Aviano: una realtà che grava sulla popolazione locale, la quale avrebbe il diritto di essere informata sia sui rischi sia sui piani di emergenza. L’ordinaria attività militare danneggia l’aria, il suolo e l’acqua. Come evidenziato dall’articolo“Decarbonize the military – mandate emissions reporting” pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, le forze armate mondiali generano un’impronta di carbonio enorme, stimata tra l’1% e il 5% delle emissioni globali di gas serra. L’esercito statunitense ha le emissioni pro capite più alte del pianeta. Eppure, come rimarcato dalla dottoressa Antonella Litta al Congresso nazionale ISDE Italia 2023, l’apparato militare è quasi totalmente esentato dalla rendicontazione delle emissioni. A livello locale, la preoccupazione per le esercitazioni dell’esercito italiano e americano è altissima. Il Circolo Legambiente Prealpi Carniche ha acceso i riflettori su diverse aree critiche ed in particolare sul Poligono di Cao Malnisio (Montereale Valcellina) per il fatto che venga ancora utilizzato dopo 70 anni di esercitazioni e dopo che le analisi del suolo confermano un grave inquinamento ambientale, accompagnato da forte disagio acustico per i centri abitati. Per questo,Legambiente e il Comitato Cao Malnisio chiedono un progetto partecipato per la bonifica, la chiusura della servitù e la valorizzazione sostenibile del sito.

L’ associazione ambientalista non trascura l’attenzione nemmeno sui poligoni del Dandolo (Maniago) e del Cellina-Meduna. Queste aree si trovano dentro le zone protette SIC e ZPS dei Magredi di Pordenone. Nonostante la fragilità dell’ecosistema, il comando statunitense ha richiesto la realizzazione di un nuovo “villaggio afghano” per l’addestramento dei paracadutisti della US Army (di stanza alla Setaf di Vicenza). La zona è già compromessa dall’impatto delle esercitazioni aeree svolte fino agli anni ’90.Inoltre, esattamente un anno fa, le associazioni ambientaliste hanno denunciato la devastazione dei prati stabili nella ZPS Magredi del Cellina (area del Dandolo di Maniago), causata dal passaggio di mezzi pesanti gommati. Si tratta di un’area doppiamente protetta: dalla Direttiva Uccelli (ZPS), dalla Direttiva Habitat (ZSC) e dalla legge regionale del Friuli-Venezia Giulia (L.R. 9/2015). Il paradosso è che la zona era appena stata ripristinata a prato dalla Regione FVG grazie a un importante finanziamento dell’Unione Europea. Anche a seguito delle proteste, delle interrogazioni in Consiglio Regionale e in Parlamento, le autorità militari si sono attivate fattivamente per rimediare al danno.Non ci resta che scendere dalla cima del Fara ed incrociare nuovamente la forcella la Cròus dove, ha scritto Silvano Zucchiatti: “ passavano sedoners ed emigranti portando con sé il cucchiaio di legno e la speranza nel cuore”, speranza che vogliamo coltivare e che ci spinge a prodigarci per la tutela di questi luoghi.
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