La guerra dell’identità
Simpi di pui si zura sempre di più si giura /
si baruffa si spostin cunfins si litiga / si spostano confini /
si si sbugjela e si fan gueras ci si sbudella / si fanno guerre
pa santissima identitât per la santissima identità /
ma l’identitât ce ese ? ma cos’è l’identità ? /
Nel leggere questi versi del poeta friulano Leonardo Zanier si colgono subito verbi con una connotazione negativa che trovano un comune denominatore nel “far guerra alla santissima identità”.
Il confine è parola di origine latina che unisce il prefisso ‘con’ (che indica una condivisione) e il sostantivo ‘finis’ (fine, limite). Non necessariamente diventa parola di accezione negativa, ma purtroppo i confini, perlomeno quelli territoriali, sono spesso collegati a proprietà geografiche, pertinenze agricole, ambiti socio-culturali molto diversi, interessi economico-finanziari che sono da sempre all’origine delle guerre.

Etimologicamente l’identità indica perfetta uguaglianza, l’essere ‘veramente quello e non un altro’ ma Zanier la considera “una parola pericolosa, una cazzata…una parola ignobile usata e abusata.
Mettiamo insieme le diversità, non le identità”, invece di metterle insieme, ognuno toglie la sua, come è successo in Jugoslavia, che è stata una cosa tremenda. L’idea che la Jugoslavia era comunque: bosniaci, croati…macedoni, sloveni…però allo stesso tempo si erano mischiati, un croato musulmano o meglio un bosniaco musulmano aveva sposato una serba ortodossa, ma chissà quanti e hanno fatto una guerra terribile, che adesso chissà quanto tempo ci vorrà per ritornare a quello che era prima, un’idea di convivenza.
L’identità è la biografia delle persone, e la biografia delle persone è un fatto evolutivo. Tu man mano che fai esperienza, cambi, conosci persone, leggi, vai al cinema, concerti…tu cambi no? E quella diventa la tua identità”.
L’invito a mettere insieme le diversità, a farle confrontare e crescere insieme è pienamente condivisibile in una società civile ed auspicabile soprattutto in ambito scolastico, settore deputato alla crescita non solo filosofica e cognitiva ma anche emotiva e morale dei vari alunni, di origini e culture diverse nella loro ricchezza e bellezza.
I confini stabiliti a seguito di guerre fratricide e cruente riconducono al ‘Blut und Boden’, ‘Sangue e Terra’, titolo della poesia tratta da ‘Locs’ (Luoghi):
Blut und Boden Sangue e terra
Varessino di fâsi dovremmo farci
-savint bielzà conoscendo già
magari cussìno purtroppo
i riscjos ch’a si cor / i rischi che corriamo /
punturas antitetano punture antitetaniche
in tanci lôcs in tanti luoghi /
achì e tal mont qui e nel mondo /
a tancj di nô a tanti di noi
a ducj ? Veso let a tutti ? avete letto
Karl Kraus: / Karl Kraus: /
un grant vienês un grande viennese /
un grant european un grande europeo /
un grant e vonda! insomma un grande! /
al nus manda a dî: ci manda a dire:
s’a vegnin cubiâts se si accoppiano
“Blut und Boden” “ Blut und Boden”
sanc e cjera in todesc sangue e terra in tedesco
il minimo il minimo
ch’a saltà fôr che ne esce
‘l è il tetano par ducj! è il tetano per tutti !
Cui ch’a vôi par sintì… chi ha occhi per intendere…
L’esaltazione del But und Boden’ richiama la purezza razziale tedesca connessa al diritto alla terra conquistata con il sangue a supporto dell’espansione territoriale e dell’antisemitismo. Non a caso Zanier cita Kraus, autore austriaco di celebri aforismi, saggi e tragedie quali la famosa ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’ in cui, tra l’altro critica l’insopportabile assurdità della guerra voluta dai Potenti della terra e non osteggiata dalle masse gregarie e supine.
Sempre Kraus, in un aforisma, afferma che “quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti”. Ancora una volta, l’invito ad incoraggiare la cultura di vasto e multietnico respiro, non va trascurato ma ampiamente sostenuto per poter crescere i giovani in un contesto il più ricco possibile.
In un’altra poesia ‘Che Diaz…us al meriti’ Zanier ribadisce l’insostenibile insensatezza della guerra in molto molto icastico:
PROJECK FUR EINEN GRABSTEIN AL PASS DI MONT DI CROS
PROGETTO PER UNA LAPIDE AL PASSO DI MONTE CROCE

Joseph Schneider von Mauthen Giuseppe Schneider da Mauthen
Cha al ven a stâi sartôr Di sua condizione sarto
E Bepo di Lanudesc muradôr E Giuseppe di Lanudesc muratore
Ex emigrant in Austrie Ex emigrante in Austria
Si son sbudielâts sul Freikofel Si sono sbudellati sul Freikofel
Ciocs par difindi la patrie Sbronzi per difendere la patria
Che Diaz…us al meriti Che Diaz …vi renda merito
I due uomini portano lo stesso nome, hanno dunque un’identità onomasticamente uguale, ma paradossalmente si sono trucidati sul ‘Monte libero’ per difendere la patria. L’uno sarto, l’altro muratore carnico, originari di terre confinanti, sono uniti dalla possibilità di vedersi dedicare un’unica lapide al Passo di Monte Croce Carnico e divengono sarcasticamente oggetto di un tributo da parte del Generale Diaz.
Doman… Domani…
non è una peraula non è una parola
doman a è la sperança domani è la speranza
no vin che jê non abbiamo che lei
doprìnla usiamola
fasìnla deventà facciamola diventare
mans mani
vôi e rabia occhi e rabbia
e i vinçarìn la poura e vinceremo la paura
Se il passato, pur recente, non è riuscito ad insegnare molto ed il presente ingenera preoccupazione per i numerosi interrogativi rispetto agli esiti di criticità belliche a livello mondiale, dobbiamo impegnarci per un domani di speranza che potrà scaturire solo grazie al nostro impegno socio-politico quotidiano ed indefesso.
Indice
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