Articolo presente in

La nuova linfa che arriva da lontano

di Martina Ghersetti

In Italia la popolazione straniera, secondo l’ultimo rapporto immigrazione Caritas – Migrantes del 2025 è di 5,4 milioni di persone, pari dal 9,2 per cento della popolazione totale: tra questi oltre 900 mila sono i ragazzi che frequentano le nostre scuole, con un’incidenza dell’11,5 per cento, e solo pochi hanno la cittadinanza italiana. D’altra parte, secondo gli ultimi dati del 2024, il 21 per cento dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. Si conta, inoltre, che tra il 2019 e il 2023, secondo la Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Mobilità umana), sono espatriati dall’Italia 192 mila giovani tra i 25 e i 34 anni, dei quali solo 73 mila sono rientrati: se non fossero entrati contemporaneamente 348 mila giovani stranieri, il saldo sarebbe decisamente negativo. Tra questi i giovani laureati provengono per il 13, 6 per cento da Stati dell’Unione Europea, il 15, 8 per cento da altri stati europei, un terzo dall’Asia e 17, 8 per cento dal Sud America.

Secondo il Rapporto Caritas – Migrantes questi giovani stranieri sono “generatori di speranza, portatori di identità plurali e di un futuro da costruire […] dare loro spazio non è un favore, ma un investimento per il futuro dell’Italia”. Nel territorio pordenonese ci sono 34.844 stranieri residenti: la prima popolazione presente è quella Usa, la seconda sono gli albanesi, la terza è formata da ucraini. La nuova linfa che ha origini lontane. Cristian, di origine rumena, ha 18 anni è ha appena terminato il quarto anno del turistico al Flora, ha la cittadinanza italiana. “Mi sento italiano quando sono in Italia e rumeno quando vado in Romania – dice – mentre i miei genitori si sentono solo rumeni”. La madre è infermiera a Sacile, il padre camionista e lui è figlio unico. Nel futuro si vede lavorare nel settore turistico, senz’altro in Italia, ma non esclude di poter andare all’estero per un periodo, se ne avrà l’opportunità.
Enxhi (si pronuncia “Angi”), 18 anni, è di origine albanese e avrà la maturità l’anno prossimo al Flora, anche lei al turistico. Racconta di sentirsi molto albanese, per l’educazione che ha ricevuto: “a casa parlo albanese, ascolto anche musica albanese, mangio cibo albanese e italiano, ma non andrei a vivere in Albania, qui si è più tutelati, per esempio per la salute. Io sto bene qui, ho due sorelle più grandi che studiano, la maggiore si sta laureando in medicina in Sardegna: mi piacerebbe vivere là, c’è una buona qualità della vita”. Enxhi vuole continuare a studiare, le piacerebbe il campo della biologia e della nutrizione, proprio per diventare nutrizionista. La madre lavora in fabbrica, il padre è camionista, loro ritornerebbero in Albania, ma lei vede il suo futuro in Italia, l’Albania è il luogo delle vacanze. “Mi sento diversa dagli italiani perché do più valore alle cose rispetto ai coetanei italiani, che le danno per scontate. Poi noi abbiamo una determinazione che non riscontro negli italiani, noi abbiamo più voglia di farcela”.

rprising -media-girl-7114054 da pixabay

Le piacerebbe visitare il mondo, ma vivere in Italia.
Erika ha 17 anni, è di origine moldava e non ha la cittadinanza. Appena avrà 18 anni la richiederà, si sente a cavallo tra due culture, anche se a casa parla moldavo, le piacciono le specialità culinarie moldave, come il sarmale e gli involtini di riso in foglie di vite o verza. La madre è strumentista di sala operatoria e il padre ha una ditta di camion, sono separati: la madre ha intenzione di rimanere in Italia, mentre il padre è più legato alla terra d’origine. La Moldavia per lei è la terra delle vacanze estive, non ci andrebbe a vivere perché l’aspettativa di vita è più bassa che in Italia. “Mi piace studiare – sottolinea – e vorrei andare avanti negli studi, dopo le superiori, approfondendo l’economia e il management. Mi piacerebbe lavorare in Italia, ma non perdere le mie radici, anche per i miei figli”.
Luana ha 16 anni e la doppia cittadinanza Usa e italiana, è di origine ghanese e studia al Flora, settore sanitario e proprio in questo settore le piacerebbe lavorare in futuro, ma non in Italia. Quando avrà 18 anni e ottenuta la maturità a scuola, andrà a Boston, dove ha già una cugina. Anche la madre, che è separata dal padre, vuole andare in futuro in America. Non si sente né carne né pesce, perché ha un’identità plurima, che le piace: si sente molto africana con la sua famiglia, che è molto grande, e, a differenza di molti italiani, ha una fede profonda e frequenta la chiesa Assemblea di Dio, nonostante abbia anche molti amici e amiche italiane che non la pensano come lei.
Gabriel ha 18 anni, è di origine ghanese e frequenterà l’ultimo anno del Mattiussi – Pertini, ramo ragioneria. Si sente molto legato alle sue origini, è stato in Ghana di recente per il matrimonio del fratello maggiore, che andrà a vivere negli Stati Uniti. L’altro fratello studia in Irlanda. Gabriel pensa di proseguire gli studi in economia, gli interessa molto il settore della psicologia della pubblicità, ma questi studi gli serviranno per costruirsi un piano B rispetto alle sue più grandi aspettative, che sono rivolte al mondo del calcio. Si rende conto che questa carriera sarebbe davanti a lui per pochi anni, per questo pensa anche a un’alternativa. “Gioco come calciatore professionista nella Primavera dell’Udinese, nel ruolo esterno tutta fascia – spiega – dopo aver giocato nella squadra under 18 del Pordenone, perciò tutte le mie speranze sono proiettate nella mia carriera di giocatore, spero di crescere sempre più in ambito sportivo, mi sto impegnando molto, vedo il mio futuro in Italia o, anche, in qualche squadra europea, per questo sto approfondendo lo studio delle lingue”. La sua famiglia di origine è molto impegnata a Pordenone per la comunità religiosa dell’Assemblea di Dio, il padre è il pastore di questa chiesa. Gabriel frequenta la chiesa e condivide i principi religiosi della sua famiglia.
Khadija ha 24 anni, ha la cittadinanza italiana ed è di origine marocchina. Fin dalle scuole elementari ha portato il velo e la sua fede è profonda, è praticante. Abita a Sarone e le piace molto l’ambiente in cui vive, oggi lo valorizza molto rispetto al passato. “Quando ero alle superiori a Sacile, in me prevaleva la parte italiana, forse perché volevo essere come tutti i miei compagni. Crescendo – specifica – è cresciuta in me la consapevolezza di appartenere anche ad un’altra cultura, che oggi valorizzo molto, ne sono molto orgogliosa”. Le piace tanto cucinare piatti marocchini, si è specializzata nei dolci, che prepara per compleanni e matrimoni: questa passione le è nata lavorando ai fornelli accanto alla madre. Per questo è molto interessata al mondo dell’alimentazione e studia Scienze e cultura del cibo a Udine.

orman-gil-ai-generated-10283012 da pixabay

Sta facendo il tiricinio previsto dal suo corso di studi e si sta chiarendo che cosa farà nel futuro: sicuramente questo sarà il campo lavorativo nel quale si vede proiettata. Di italiano, dice, ha preso il ritmo di vita, più veloce e frenetico di quello d’origine, e la puntualità. Non esclude di andare all’estero: “è un peccato che in Italia non ci siano le stesse possibilità, e gli stessi stipendi per i giovani, perché qui siamo preparati bene, ma, per vivere altrettanto bene, dobbiamo pensare di andare via”. Anche i giovani di origine straniera sono cittadini del modo, come i loro coetanei italiani.