La Regione Friuli Venezia Giulia ha adottato diversi strumenti per sostenere la maternità. Il sussidio economico, a titolo assistenziale, viene erogato per accompagnare le madri nei primi 12 mesi di vita di ogni figlio o figlia, nati o adottati dal 1° gennaio di ogni anno. Il sussidio ammonta a 250 euro mensili per dodici mensilità. Per le madri di età inferiore a 28 anni non compiuti alla data della nascita o dell’adozione, il contributo sale a 500 euro mensili. Questa è la cifra massima e ogni erogazione viene contabilizzata in base alla fascia di reddito familiare. Sono misure economiche gestite direttamente dalla Regione che vanno ad ampliare altri sussidi e supporti, gestiti dai Comuni, attraverso il Servizio Sociale d’Ambito. A Pordenone referente per questa importante area è l’assessora alle Politiche Sociali, Guglielmina Cucci, anche presidente dell’Ambito del Noncello.
“Il Comune di Pordenone – spiega l’assessore – sostiene la maternità attraverso un sistema integrato di interventi economici, servizi educativi e accompagnamenti professionali. Tra le misure economiche figurano i contributi alle gestanti in difficoltà che garantiscono condizioni adeguate nei primi mesi di vita del bambino, unendo sostegno economico e presa in carico. Possono accedere al contributo donne in stato di gravidanza o neo – mamme, con Isee in corso di validità pari o inferiore a 10mila 140euro, già seguite dal Servizio sociale o per le quali si renda necessaria una presa in carico a seguito di valutazione professionale. L’ammontare del contributo dipende però dagli stanziamenti regionali, che variano di anno in anno e dal numero di domande, anch’esso variabile. Nel 2025 ad esempio – approfondisce – la Regione ha trasferito all’Ambito del Noncello 70mila 299 euro e le domande ammesse sono state 48. Ogni gestante ha dunque percepito 1.464,58 euro ciascuna”.
Un’altra tipologia di intervento è costituita dall’integrazione rette nidi d’infanzia.

“Si tratta di uno strumento – spiega Guglielmina Cucci – che favorisce la conciliazione, ampliando l’accesso ai servizi educativi: nel territorio dell’Ambito Noncello operano 29 strutture accreditate per 829 posti, con riduzioni fino a 510 euro mensili per le famiglie con più figli. A queste misure si affiancano servizi gratuiti come il Socio educativo domiciliare e territoriale, che sostiene le competenze genitoriali e contrasta la povertà educativa, con primi mille giorni.
L’ Ambito del Noncello partecipa inoltre a progettualità nazionali e sperimentazioni innovative. Uno dei programmi ministeriali (denominato “Pippi” ndr.) coinvolge una quarantina di famiglie con interventi integrati a supporto della genitorialità, per prevenire gli allontanamenti. Da segnalare poi Il Centro per le Famiglie “Famiglie in Corso”, in Corso Garibaldi, inaugurato nel 2024. La sede ospita un’area polivalente per attività di gruppo, laboratori, consulenze psicopedagogiche e spazi di gioco. Il Centro offre inoltre consulenze, laboratori per la fascia 0–3 anni, attività di socializzazione, informazioni sui servizi del territorio e iniziative itineranti nei Comuni dell’Ambito. Attività e servizi ai quali le famiglie possono accedere in forma libera e gratuita. È già prevista da settembre una ulteriore implementazione, con l’attivazione di figure altamente specializzate come l’Assistente materna operatrice della nascita, per rafforzare il sostegno alla maternità nei primi mille giorni di vita”.
Ma non è ancora tutto.
“Innovativo anche il progetto Rio Bo, al quale l’Ambito ha aderito in qualità di partner. Concluso nel 2026 – spiega l’esponente dell’esecutivo pordenonese – ha coinvolto un centinaio di famiglie del territorio, sperimentando un modello di welfare comunitario, a supporto della genitorialità. Un patrimonio prezioso, che intendiamo consolidare anche nei prossimi anni.
Ci sono poi strumenti come Dote famiglia, che supportano la conciliazione e favoriscono le opportunità di crescita dei figli, alleggerendo il carico economico delle famiglie e sostenendo l’accesso ai servizi educativi e culturali lungo tutto il percorso di sviluppo. Tutte queste azioni compongono un sistema che sostiene la maternità e la genitorialità in modo concreto, integrando misure economiche, servizi educativi, accompagnamento professionale e spazi di comunità. Un approccio che guarda ai primi mille giorni di vita come una fase decisiva e che investe sulla qualità delle relazioni familiari e sulla crescita dei bambini e delle bambine”.
Ma oltre a quanto si sta già facendo, potrebbero essere trovate anche nuove strade che possano permettere una maternità più diffusa e numericamente rilevante?
“La natalità riguarda scelte personali, ma riguarda anche una dimensione collettiva ed è influenzata da fattori economici, culturali, politici, geopolitici. Un aspetto rilevante, ma spesso sottovalutato – afferma Guglielmina Cucci – è quello costituito dalla dimensione lavorativa.
È infatti assodato che laddove cresce l’occupazione femminile, cresce anche la natalità. Per questo servono tutele del lavoro delle madri, servizi educativi accessibili, politiche di conciliazione efficaci per entrambi i genitori, perché attualmente il lavoro di cura ricade ancora principalmente sulle donne, penalizzando i loro percorsi lavorativi. In questo quadro la legge regionale 14/2025 rappresenta un passo importante, in quanto colloca le politiche familiari dentro una visione di sviluppo, puntando su qualità della vita, conciliazione e servizi. È una direzione da rafforzare sia a livello locale, sia a livello nazionale, perché la crescita demografica richiede territori capaci di accompagnare le persone lungo tutto il loro percorso di vita”.
Un quadro di incentivi importante, dunque, sul territorio cittadino, ma alla fine contano i numeri. I risultati sono conformi alle aspettative?
“L’andamento della natalità a Pordenone negli ultimi anni è discontinuo: 491 nati nel 2020, 536 nel 2021, 479 nel 2022, 450 nel 2023, 503 nel 2024, 450 nel 2025. Il dato parziale del 2026 (gennaio–maggio) è 450. Ad ogni modo – commenta l’assessora – siamo in una regione che conferma un calo strutturale delle nascite e un progressivo invecchiamento, in linea con il trend nazionale. Sono dinamiche fisiologiche, influenzate, come detto, da fattori economici, sociali e geopolitici, ma anche culturali, che incidono sulle scelte di vita delle famiglie: precarietà lavorativa, costo della vita, trasformazioni dei modelli familiari, instabilità internazionale.

In questo quadro è necessario mettere in campo strategie a sostegno alla genitorialità, servizi educativi accessibili, politiche di conciliazione, investimenti sulla qualità della vita urbana, rafforzamento dei servizi di prossimità. Dobbiamo quindi continuare a muoverci in questa direzione, integrando welfare, servizi, politiche del lavoro e visione territoriale, guardando alla maternità, come una responsabilità collettiva, di cui tutta la società deve farsi carico”.
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