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Cosa sognano le case vuote

di Elisa Meloni

L’abbandono dei paesi – svuotati ormai da decenni – è uno dei segnali più evidenti della mutazione demografica in corso. Sono i paesi dell’interno e di montagna a soffrire di più, e se i Sardi dicono che la loro isola è diventata una ciambella, piena sul bordo e vuota al centro, la Penisola non sta molto meglio: gli Appennini, vera “spina dorsale” del Paese, sono ridotti all’osso, ma privi di “muscoli e connettivo”.

Quando saremo molti meno aumenteranno le case che nessuno vuole, e gli oggetti indesiderati che contengono: mobili, suppellettili, libri. Eppure tutte le case, abbandonate o meno, sono piene delle memorie di chi ci ha vissuto e sanno mantenere i segreti a lungo (la casa nasconde ma non ruba, diceva mia nonna!).

Le case vuote vivono parimenti nel ricordo di chi le ha abitate, emettono suoni e respiri, esalano odori e sudori, a volte sono rivestite di immagini sbiadite, e a volte le popolano di nuovo piccoli e grandi animali. Talora, chi le abitava e le ha dovute lasciare ha portato con sé le chiavi di casa, conservandole per cinquecento anni, come raccontano le famiglie ebraiche di Istanbul, discendenti di ebrei sefarditi cacciati dalla Spagna nel 1492: le chiavi di case che probabilmente non esistono più erano passate di generazione in generazione, per via di una nostalgia mai sopita…

E ci viene in mente una casa di Prato Carnico, chiamata dagli abitanti un poco pomposamente La cappella Sistina della Carnia, coperta al suo interno dai dipinti di un uomo che, reduce dalla Prima guerra Mondiale, fino alla fine dei suoi giorni è vissuto lì, senza quasi mai uscire, senza parlare, ma ha narrato la sua storia dipingendo le pareti.

Come scriveva Walter Benjamin, nei luoghi «s’imprimono le tracce degli oggetti di uso quotidiano. Anche le tracce dell’inquilino s’imprimono negli interni1». La nostra piccola storia avviene nei luoghi; la nostra memoria perdura nelle case e negli spazi dove il tempo è stato vissuto.

Un’affascinante conferma scientifica di queste intuizioni è arrivata recentemente con la scoperta nelle grotte neolitiche dipinte di Cáceres, Spagna – e in altre undici grotte – di Dna umano risalente all’epoca in cui presumibilmente sono vissuti gli autori delle pitture2. Si è parlato di mura come archivi biologici, perché con la lettura del Dna antico è possibile conoscere dettagli della vita di persone vissute decine di migliaia di anni fa.

Sappiamo anche di case dotate di personalità e vita propria in letteratura, su tutte “Il crollo della casa Usher” di Edgar Allan Poe3 ; così nel cinema, e in questo caso pensiamo a “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati4. Riconosciamo poi un carattere speciale alle abitazioni che diventano rovine: come le altre anch’esse hanno un genius loci, un nume tutelare con cui l’essere umano deve scendere a patti per avere la possibilità di abitare.

Predjama, una casa dalle finestre che ridono. Autore: Guido Sorarù.

Ma queste case brulicanti di vite vissute, di eventi lieti e tristi, cosa sognano per sé? Per tentare di rispondere a questa domanda, abbandoniamo la filosofia e passiamo a raccontare due esempi opposti di recupero di case e paesi abbandonati, o in via d’abbandono, visti di recente tra Siena e Pisa.

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Il primo è Ghizzano5 – frazione della più famosa Peccioli, provincia di Pisa – paesino di circa trecentocinquanta abitanti, che ha invertito la tendenza allo spopolamento grazie alle sue case colorate, frutto del Cantiere Peccioli, un progetto di mecenatismo pubblico di cui tutti gli abitanti sono protagonisti. L’artista David Tramlett è intervenuto nella Via di Mezzo, che l’aveva attirato per il suo aspetto anonimo. Sullo sfondo a tinta unica di ogni facciata gli infissi sono stati evidenziati da linee verticali e orizzontali, creando un affascinante colpo d’occhio. Ora il paese ha acquisito nuovi abitanti, fra i quali diversi artisti e artigiani, e le attività economiche che sono nate vivono bene grazie a una presenza costante di visitatori. Oltre alle case colorate, ci sono diverse istallazioni ispirate alla storia artistica del paese, e qui come a Peccioli un buon numero di istallazioni sono luminose: riaccendere le vie di notte invita gli abitanti a uscire di casa e a ritrovarsi.

Ghizzano

L’altro esempio è il vicino paese di Castelfalfi – a quindici chilometri da Peccioli – che molti conoscono perché vi è stato girato il Pinocchio di Roberto Benigni.

Il paese era rimasto quasi disabitato già negli anni settanta, tutte le case erano finite in mano di società e banche fiorentine, fino a che un imprenditore lombardo le ha rilevate, e le ha poi vendute in blocco nel 2007 a una grande agenzia di viaggi tedesca che ha ristrutturato il borgo. Le procedure avevano apparentemente cercato di rispettare il punto di vista degli abitanti di Montaione, di cui Castelfalfi è una frazione: assemblee con i cittadini, il gestore tedesco dell’operazione che s’installa nel paese con la famiglia e impara perfettamente l’italiano, anche per farsi accettare meglio da una popolazione che mantiene brutti ricordi dell’occupazione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale.

L’idea è di ricreare una comunità “ideale”, con personale tutto italiano nei servizi, e con una suddivisione delle proprietà restaurate e vendute a un 25% di italiani, un 25% di tedeschi-austriaci, un 25% di britannici, e il resto di nord-europei vari. Massimo rispetto delle architetture tradizionali, recupero della vecchia Tabacchiera (che riforniva un tempo la manifattura dei celebri Toscani) e qualche indispensabile Giuseppi, come direbbe Donald Trump, in sala e ricezione per completare il tocco locale.

I cittadini finiscono per approvare il progetto perché impiega circa trecento persone, tutte toscane; come scrive un giornalista in visita, qui niente massaggiatori/trici tailandesi6. Poi arriva il Covid a sparigliare le carte. Nel 2021 il paese viene venduto alla società di un miliardario indonesiano di origine indiana, che lo modifica radicalmente per entrare nella categoria del lusso. Finita l’era dello stile e del personale toscano…

A questo punto, tutto diventa experience, e tra esse c’è anche la raccolta delle olive; così commenta, incurante del ridicolo, l’articolo di una rivista di viaggi online7: «Ci sono pochissimi posti al mondo in cui si può conciliare un lavoro massacrante (la raccolta delle olive N.d.A.) con un massaggio thailandese da 300 dollari o un campo con 27 buche di golf, il tutto senza lasciare il proprio Resort a cinque stelle che, in passato, era popolato da contadini»: così alla fine i massaggiatori thailandesi sono arrivati – con buona pace della precedente gestione tedesca – e ci sono quaranta esperienze, con parco Avventura nel bosco e golf a disposizione, in un luogo che, ohibò, era popolato di contadini!

Pochi giorni fa, mentre scrivevamo questa storia, un colpo di scena8: dopo solo cinque anni dall’acquisto, il miliardario indonesiano ha venduto a un affarista statunitense, specializzato in Club esclusivi per miliardari americani appassionati di golf 9.

La vicenda di Castelfalfi, borgo che passa di mano in mano, ci fa immaginare che il genius loci sia entrato in azione e faccia a suo modo resistenza, e che nessuno resterà a lungo proprietario di quello che un tempo era un libero Comune: magari un giorno il borgo rimarrà isolato per un leggero smottamento, il campo da golf diventerà troppo difficile da mantenere, e il bosco circostante verrà ripreso dalla Selva…

Cosa sognano dunque le case vuote? Di restituire il fruscio della memoria e rivelare le orme della storia, di respirare un alito di vita e di essere ascoltate.

E prendere una “boccata d’arte”10 per fare tutto questo!

La piazza invita

senza posa

ad entrare le finestre lontane […]

le casette

vogliono tutto vedere

tacendo timide tra loro dei campanili

che smisurati incombono alle spalle11

1 – Walter Benjamin, Angelus Novus

2 – https://www.nationalgeographic.it/antico-dna-umano-pareti-di-una-grotta

3 – Edgar Allan Poe, Il crollo della casa Usher, in Racconti. Torino, Einaudi, 1992.

4 – Pupi Avati, La casa dalle finestre che ridono, 1976.

5 Dal Dataroom di Milena Gabanelli, 17 settembre 2025. https://www.instagram.com/reel/DOtK8_nCFvM/: Peccioli, 4 mila anime nella campagna pisana, ha detto sì ai rifiuti in casa finendo per diventare uno dei borghi più belli d’Italia. Com’è stato possibile?
Per gestire la discarica è nata un’impresa pubblica che ha incassato 235 milioni usati per la scuola, la piscina, la biblioteca e persino due anfiteatri. Quelle che erano solo montagne di spazzatura sono diventate energia e luogo di attrazioni turistiche, con statue giganti che richiamano visitatori da tutto il mondo.

6 – https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/25/toscana-ho-visitato-il-borgo-5-stelle-ristrutturato-dai-tedeschi-per-fortuna/3541698/: “”non troverete massaggiatrici thailandesi ma personale italiano, anzi toscano”.

7 – https://robbreport.it/castelfalfi-da-paese-abbandonato-a-resort-di-lusso/

8 – https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2026/07/20/news/castelfalfi-cambia-volto-con-meldman-arriva-l-americano-del-lusso-con-una-grande-novita-il-progetto-1.100897146?shem=dsdf,sharefoc,agadiscoversdl,,sh/x/discover/m1/4

9 – https://www.forbes.com/sites/emmareynolds/2022/07/19/how-discovery-land-company-founder-mike-meldman-perfected-the-private-luxury-golf-community/

10 – “Una boccata d’arteˮ è una manifestazione giunta alla sua settima edizione, che interessa comuni di tutte le regioni d’Italia; secondo la sua definizione programmatica, “attiva nuove relazioni tra arte, paesaggio, comunità locali e patrimoni culturali”; in Friuli, i comuni già coinvolti sono, tra gli altri, Pesariis e Paluzza; quest’anno è la volta di Andreis.

11 – Rilke, Rainer Maria, La Piazza. Furnes. Traduzione di Giaime Cacciapaglia in Nuove poesie. Requiem. Einaudi, Torino, 1992.