Articolo presente in

La medicina moderna aiuta il parto ma non frena la denatalità

di Augusta Settembre

Nel corso della mia carriera professionale di anestesista, ho operato in tutte le diverse branche di cui è costituita la Specialità: la Sala operatoria, la Terapia Intensiva e la Terapia del dolore. Esse si avvalgono di tecniche anche comuni ma hanno finalità assolutamente diverse per molti aspetti. L’attività di anestesista quasi ti esclude da un impatto empatico con il paziente che incroci una o due volte in occasione della valutazione preoperatoria e al momento dell’atto chirurgico. La terapia del dolore, ambito in cui ho speso molte della mie energie e della mia passione (soprattutto il dolore cronico benigno, in misura minore l’oncologico), è caratterizzata da un’assistenza che spesso si protrae per lungo tempo generando in tempi brevi nel paziente uno stato di dipendenza dal terapeuta che è colui che gli ha permesso di riconquistare una vita dignitosa. Molte volte il rapporto va oltre lo stretto ambito medico, ma anche questo lato quasi affettuoso ha un impatto positivo sull’evolvere della malattia.

foto di Roberto Kusterle

E infine la Terapia Intensiva, dove lo scontro con il fantasma della morte si fa prepotente. Posso ad oggi affermare che, in tutte le mie esperienze professionali, il presupposto di ogni cura si è rivelato essere l’amore per l’altro, il suo benessere fisico ed emotivo “mettersi ad amare qualcuno è un’impresa,bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento… C’è persino un momento al principio, in cui bisogna saltare un precipizio (Cit.”La nausea”). Purtroppo uno dei mali dilaganti nella nostra società, che tiene gli esseri umani lontani dalla “relazione” è proprio la paura di cadere. Solo se ritroveremo l’energia del salto, noi potremo recuperare la gioia dell’incontro e porre rimedio a una delle più gravi catastrofi cui la società sta andando incontro a un ritmo vertiginoso: :il calo inarrestabile di nuove vite umane. Proprio all’interno di un lavoro che si avvale di risorse tecnologiche sempre più avanzate volte a comprender la fisiologia dei vari sistemi e a cogliere in tempi sempre più rapidi l’insorgenza di eventi patologici, si evince sempre e comunque che al centro deve esistere il desiderio di spendere noi stessi per gli altri. La malasanità è spesso considerata come uno dei fattori responsabili del calo della natalità. Questa affermazione denota la totale mancanza di consapevolezza e di conoscenza dell’enorme progresso che ha fatto la scienza negli ultimi 30 anni. La ricerca è intervenuta nei Paesi sviluppati con l’introduzione di analisi sempre più sofisticate e mirate che hanno permesso di ridurre il numero di aborti nella fase post concepimento. I concepimenti sono stati incrementati nei casi di sterilità maschile, femminile o di coppia; con le tecniche di procreazione assistita è stata notevolmente incrementata la partecipazione dei padri in tutte le fasi del percorso gestazionale. Da più di 15 anni, i genitori che lo desiderano, posso assistere anche ai tagli cesarei. Non solo. È stata anche ideata una tecnica di T.C che simula il parto vaginale. Dopo l’incisione dell’utero, il bimbo viene fatto uscire grazie a contrazioni uterine indotte farmacologicamente (nel parto naturale il nascituro esce attraverso la vagina).

Il bimbo viene poi appoggiato sul seno materno. Il tutto ricrea l’atmosfera del parto eutocico, con soddisfazione di entrambi i genitori. La nostra società ha anche inglobato le diversità di culture dei popoli immigrati dall’estero e le identità di genere, consentendo modalità di concepimento che hanno rivoluzionato il concetto di maternità. I punti nascita sono stati sempre più centralizzati al fine di creare intere equipe esclusivamente dedicate (ginecologi, anestesisti nurse…) per ridurre al minimo gli incidenti medici se necessita un intervento tempestivo. La sofferenza materna è stata lenita con l’introduzione capillare della partoanalgesia: Ogni donna viene precocemente sottoposta a una valutazione anestesiologica volta a definire la possibilità di godere (se lo desiderasse) dell’analgesia epidurale riducendo al minimo il discomfort, anche in fase espulsiva. A parto avvenuto i bimbi e i lori genitori vengono accolti in isole dove sono accuditi e dove possono trovare risposte alle loro inquietudini, in modo da facilitare l’inizio della nuova esperienza, considerando che l’assetto sociale è francamente cambiato e gli aiuti che esistevano un tempo all’interno delle famiglie, sono venuti spesso a mancare Ma giunti al termine della riflessione è opportuno porsi una domanda. Perché il progresso scientifico non è stato in grado di invertire la tendenza demografica?

Beccolee da pixabay

Non è forse possibile che noi abbiamo osservato il fenomeno da un punto di vista non corretto? Abbiamo voluto dare alla tecnologia una responsabilità che, al momento, essa non ha. Il progresso non è riuscito ad agire positivamente sul desiderio dell’individuo di accudire un nuovo essere umano. Fino a quando noi rimetteremo in sesto i nostri corpi e non il pensiero, fino a quando non rinunceremo al controllo spasmodico di fenomeni in cui l’aspetto strettamente umano è fondamentale, fino a quando non capiremo come abbiamo spezzato i fragili legami tra gli uomini, la società crollerà sulle macerie che lei stessa ha prodotto.