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La rivoluzione della terza età

di Mario Giannatiempo

Vecchio! Cantava Renato Zero in Spalle al muro, nel 1991, riempiendo questa parola di rabbia, dolore, solitudine, perché in tanti casi essere vecchi può essere una condanna. Eppure il vecchio cantato da Renato, anche se già in ritardo con la morte, secondo i più, anche se vale quattro lire, e ha sempre torto, ha ancora tanta vita, tanto amore da dare, insieme alla rabbia della ribellione a questo destino. Perché il corpo si trasforma con gli anni, ma il cuore e la mente possono rimanere giovani, sognare ancora, partecipare al mondo in modo diverso, innamorarsi ed amare con l’intensità di sempre.

melody-art-ai-generated-9413972 da pixabay

E allora si verifica una strana situazione: il vecchio di oggi non vuole sentirsi tale, mentre altri, giovani e meno giovani rifiutano questa resistenza, che appare una nuova malattia,in quanto illogico rifiuto del tempo passato. Ma quando si diventa vecchi? C’è un un numero oltre il quale scatta la definizione di vecchì? Ormai si parla di terza e quarta età perché la vita si è allungata sensibilmente. La prima comincia dopo i 65 anni, la seconda dopo i 75 o comunque dopo gli 80.

E il progressivo aumento dei vecchi come conseguenza del calo di nascite unito ad un miglioramento evidente del loro stato di salute sta cambiando la società, costringendo ad abbandonare tutte le opinioni precedenti.

È passato tempo da quando Modugno cantava “e il vecchetto dove lo metto, dove lo metto, non si sa” (1977).

Allora i settantenni apparivano canuti e sdentati, e, privi di autonomia, costituivano un peso di cui era difficile sbarazzarsi. Oggi uomini e donne, pur avanti negli anni,sfoggiano con sicurezza la dentiera fissata con Kukident, indossano con disinvoltura slip che proteggono dalle piccole perdite di urina, prendono senza problemi integratori per tutte le necessità, anche sessuali.

Sesso negli anziani? Certo è materia delicata. Quasi un tabù, ma non per il business della pillola blu, che ha saputo capire i tempi, arrivando a propagandarla anche in tv.

Allora la terza e la quarta età, se in buona salute, sono una rinnovata occasione di vita. Infatti il business dei mercati guarda agli anziani come a nuovi consumatori ai quali offrire di tutto, dal farmaco al passatempo. In America gli over 65 sono circa 40 milioni e altri trenta stanno per affiancarsi, un mercato troppo remunerativo per trascurarlo!

L’Italia arriva in ritardo anche se ha un numero elevatissimo di anziani, e si muove tra la percezione dell’anzianità come problema sanitario e la scoperta di una nuova fascia sociale, imprevista e imprevedibile. Specialmente per parenti e amici che per un rigido e improprio ageismo vedono i nuovi vecchi come bambini capricciosi fuori controllo: Ma che sta succedendo a nostro padre? Non sa accettare i suoi anni! Non capisce che non è più giovane. Si vede con un’altra donna ? Ma è impazzito! Non capisce che gli porterà via tutto quello che ha? (ovvero tutto quello che dovrebbe lasciare alla famiglia?)

Insomma gli anziani per i parenti sono una specie da proteggere da badanti intraprendenti o comunque da donne più giovani, decise a manipolarli in cambio di un po’ di sesso e attenzioni, fino a togliergli tutto! E, in verità, non hanno nemmeno tutti i torti a pensare male, visti i casi comparsi in cronaca. Ma allora gli anni guadagnati in più dalla vita devono essere solo uno stanco prolungamento di una routine quotidiana fatta di partitelle al bar con gli amici, di ore di pesca, tanta televisione e servizi come nonni?

erwinbosman-elderly-people-10262396 da pixabay

Ci sono i modi in cui la società, guarda ai vecchi ma ci sono quelli in cui i vecchi guardano a se stessi.

Alcuni sono malinconici per una solitudine che spegne ogni sorriso, cercano e trovano uno spazio modesto, un profilo più basso, fino a limitarsi soltanto a guardarlo questo mondo. Infatti passano il loro tempo inseguendo i ricordi, vivendo nel passato, facendo una valutazione delle cose fatte, soffermandosi su quelle positive e cercando una scusa per gli errori.

Vecchio pazzo mio, Se sarai solo almeno come me/Se memoria avrai/Dai tempi lieti non ti staccherai/E ti berrai un bicchiere in più/Alla salute mia/Ti aiuterai pensando a noi/ Per non crollare. Sono le parole cantate da Mina, in una dolcissima ma malinconica canzone La mia vecchiaia.

La memoria del passato può essere dolorosa, per l’impossibilità di cambiare e risistemare le cose sbagliate.

Invece altri, anche se soli, colgono l’inaspettato benessere fisico come una nuova occasione di vita per allacciare relazioni, tentare nuovi legami-, insomma vogliono sentirsi vivi e prendere tutto il possibile, prima che arrivi l’inevitabile declino.

Altri accettano la propria vecchiaia cercando di superarla con dolcezza proprio nella sua natura più dolente, la solitudine.

L’ultimo libro di Kent Haruf, pubblicato postumo, Le nostre anime di notte, affronta questo tema con la consapevolezza che essere soli è forse già la malattia più dolorosa portata dalla vecchiaia. Ed è toccante il modo in cui Addie Moore, la protagonista femminile del romanzo, vedova da dieci anni, prendendo il coraggio a due mani, destreggiandosi tra imbarazzo, timidezza e disperazione invita il vicino di casa Luis Waters a trascorrere le notti con lei.

Non per fare sesso, di cui ha perso da tempo ogni impulso, ma attraversare la notte, starsene al caldo, come buoni amici. Attraversare la notte!!

Dice Addie, come se si trattasse di un lungo tunnel oscuro in cui la luce arriva solo con l’alba e con il sonno. E parleranno tanto Addie e Luis, fino a riempire le notti e i giorni, giungendo anche a quella intimità che all’inizio non era voluta.

Che ne sanno i figli del dolore della solitudine. Hanno una percezione soggettiva ed egoistica del bene dei genitori. Infatti il figlio di Addie ostacola tenacemente questo legame e riesce ad allontanare la madre dall’uomo costringendola ad andare a vivere lontano con lui. Ma in una delle tante e successive notti insonni di Addie, arriva una telefonata di Louis, che riannoda un legame innocente e consolatorio.

Ben diversa ma altrettanto onesta nella sua ribellione ad ogni ipocrisia è la storia raccontata dal regista Andrea Desen in Settimo cielo in cui una donna sessantenne, felicemente sposata, libera la propria sessualità insieme a Karl un ottantenne con cui prova emozioni e pulsioni mai sentite prima.

La storia è drammatica perché il marito di Inge, avvilito e sconfortato si uccide.

Le regole sociali vengono infrante dunque a sessanta come a trent’anni, perché il diritto di inseguire le proprie passioni, vale per i giovani come per i vecchi.

E la riscoperta della sessualità in Inge apre un interessante paragrafo sul rapporto sesso-anziani, specialmente nella donna. Parlarne era un tabù.

Una cosa su cui glissare, per quel malsano ageismo che vuole gli anziani prima padri e poi nonni, ma non sicuramente amanti interessati al sesso, e che sicuramente preferisce ignorare la sessualità femminile.

Eppure gli studi sul piacere delle donne nell’età avanzata mostrano una capacità di risposta inaspettata e documentano orgasmi che arrivano anche dopo gli ottant’anni, seppure in una affettività diversa, più complice e rispettosa.

La fotografa Malilyn Minter celebra questa ritrovata libertà con la serie Elder Sex, in cui con scatti irriverenti, ribelli, ma autenticamente sinceri, propone una sessualità senile sconosciuta o volutamente taciuta.

Corpi ormai flaccidi, seni cascanti o comunque non più tonici, pance generose e visi rugosi, segnati dagli anni, si affacciano dai fotogrammi, pretendono di essere guardati con curiosità, perplessità ma con rispetto, perché i diritti alla piena affettività non hanno scadenza programmata.

Siamo in una fase complessa, e delicata nello stesso tempo, che sta strvolgendo tutti i canoni estetici e fisiologici, etici e comportamentali che erani stati fissati e condivisi. I cambiamenti sono stati più veloci della nostra capacità di comprenderli.

D’altra parte la fretta di chi ha molto tempo alle spalle e poco davanti a sè è del tutto logica, anche se nessuno aveva pensato che una nuova rivoluzione sociale potesse venire dai vecchi della terza età.

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