Blognotes 08
Blognotes 13
numero 13

Il tema del numero è "IL DOPPIO"

Articolo presente in

Pordenone, centro dei Tuareg in Europa

Marina Stroili
Pordenone, centro dei Tuareg in Europa

Come mai proprio a Pordenone c’è la più grande comunità di Tuareg d’Europa?

Mohammed Abeti è stato il primo Tuareg arrivato a Pordenone nel 2000 per lavorare alla Savio, dov’è tutt’ora. Negli anni successivi convergono un po’ alla volta altre quattro famiglie Tuareg, unite da legami di conoscenza, parentela ed amicizia, emigrate per cercare lavoro a seguito di un decennio di severa siccità, che aveva reso impossibili per mancanza d’acqua sia il lavoro in agricoltura che l’allevamento di animali, oppure aveva tolto possibilità e risorse allo svolgimento dell’attività carovaniera.

Si è trattato di un’emigrazione che ha seguito le vie di comunicazione ufficiale, nella maggior parte di casi con l’aereo. Nessuno di loro perciò, nonostante Agadez, la città capitale dei Tuareg sia attraversata dalle piste che solcano il deserto con il carico di migranti provenienti dal centro Africa e diretti nella maggior parte dei casi in Libia, ha transitato attraverso il deserto del Sahara. Con un viaggio ancora oggi molto frequentato e ben descritto da Fabrizi Gatti nel libro “Bilal”.

In oltre trent’anni di permanenza nel territorio del Noncello i membri della Comunità sono diventati una cinquantina, molti di loro hanno acquisito con orgoglio anche la cittadinanza italiana, insieme a quella nigerina.

Il popola Tuareg è costituito da un gruppo etnico tradizionalmente nomade, che vive nei Paesi del Sahara: nord del Mali, Niger, sud dell’Algeria, Libia, ma anche al confine con il Burkina Faso ed il Ciad e conta circa un milione di persone. E’ un popolo probabilmente di origine berbera, tra i primi abitanti dell’Africa, a rischio di estinzione, in particolare perché il loro habitat è messo in crisi dai cambiamenti climatici.

I Tuareg dei diversi Paesi del Sahara ed anche quelli che vivono a Pordenone sono accomunati da una unica lingua, il Tamashek, mentre il Tifinagh, la loro scrittura consonantica che ha in comune alcuni tratti con l’alfabeto fenicio, composta da ventiquattro segni con forme geometriche, punti, cerchi e tratti attualmente non viene più usata. Oltre all’italiano, molti di loro parlano anche il francese e l’arabo.

Nella loro lingua si autodefiniscono “Imohar”, uomini liberi, così liberi da preservare nel tempo la loro cultura dall’assimilazione e dalla colonizzazione. Richiedendo autonomia ed autogoverno, con alcuni momenti di ribellione iniziati nel 1992 e conclusi nel 1995 con una conferenza che ha visto allo stesso tavolo governo, ribelli, autorità locali e tradizionali. I Tuareg emigrano malvolentieri e malvolentieri lasciano i loro territori, ma quanto prefigurato negli accordi di sviluppo infrastrutturale ed economico, si sono scarsamente realizzati nel tempo dando adito a successivi momenti di ribellione armata negli anni 2007-2008, contribuendo alla destabilizzazione, all’aumento di povertà ed infine all’emigrazione, non solo di carattere economico, ma anche umanitario. A questo si aggiunge il fatto che il Niger è uno dei Paesi più poveri al mondo, ma nello stesso tempo uno dei più ricchi per le sue miniere di uranio di Arlit, che portano scarsi benefici alla vita nomade, che piuttosto trova ostacoli allo svolgimento dell’ attività pastorale, compreso l’inquinamento dei pozzi agricoli e pastorali.

L’Associazione “Il Mondo Tuareg” e il senso di comunità

L’Associazione “Il Mondo Tuareg” incarna un senso di Comunità inteso come bene comune in maniera attiva. Si è costituita nel 2006 come associazione non profit e dallo stesso anno è iscritta all’albo del terzo settore della Regione Friuli Venezia Giulia.

E’ nata per il desiderio di far conoscere la propria identità e cultura a livello locale e nazionale, supportare la scolarizzazione dei propri bambini arrivati in Italia e nello stesso tempo sviluppare in Niger nelle zone tradizionali Tuareg la costruzione di scuole, dare sostegno alle cooperative femminili e maschili già esistenti e sviluppare una rete di pozzi, sia agricoli che di comunità.

E’ dotata di un Consiglio d’Amministrazione con un Presidente, un tesoriere e tre consiglieri.

Alle attività partecipano una cinquantina di soci iscritti all’Associazione, che si impegnano a dare il proprio contributo nell’organizzazione delle diverse attività.

L’ultimo intervento culturale si è svolto il mese di ottobre 2021 su invito della scuola paritaria – Istituto Professionale Steiner Waldorf “Novalis” di Zoppè.

Il 27 novembre una delegazione di tre soci dell’Associazione, tutti cittadini italiani, ha partecipato a Roma all’incontro con Papa Francesco insieme all’associazione “Ritmi e danze dal mondo” di Giavera del Montello che organizza il “Giavera Festival” per testimoniare un modello di convivenza.

I progetti dell’Associazione

Dal 2006 in poi, grazie anche alla capacità di collaborare con associazioni ed enti pubblici e privati, primo fra tutti a livello territoriale l’Associazione “Via Monterale”, con il Comune di Pordenone e la Regione Friuli Venezia Giulia e di costruire una rete a livello nazionale con associazioni non profit come “Bambini nel deserto” di Bologna e “Les Cultures” di Milano, ma anche la Chiesa Valdese, l’Associazione “Il Mondo Tuareg” sviluppa una serie di importanti progetti. Come la diffusione della cultura Tuareg Italia attraverso mostre fotografiche, concerti, cene a tema, conferenze, incontri con le scuole sia in Friuli Venezia Giulia che in Italia ed anche all’estero. Con l’Associazione “Via Monterale” promuove la costruzione di una prima scuola in paglia, seguita da altre scuole in muratura dotate di mensa, orto scolastico, abitazione per il maestro ed ottiene anche il riconoscimento da parte del governo nigerino, sostiene e promuove lo studio di piccoli gruppi di allievi nella scuola secondaria.

Sviluppa una rete di pozzi in Niger: ad oggi i pozzi sono oltre quindici, dislocati nella zone di Abardac-Azzel e nel comprensorio di Atri-Tchintaborak. Due di questi sono dotati di pompe solari. Per ogni pozzo può essere stimata, a seconda della profondità, dislocazione e portata d’acqua del pozzo, una capacità di irrigare da un minimo di mezzo ettaro, ad un massimo di due ettari.

Un gruppo di Tuareg trascorre una giornata estiva in Valcellina. 2021. Foto di Marina Stroili

Tre donne Tuareg

La donna nella cultura tradizionale Tuareg vengono considerate maggiormente libere rispetto ad alcune abitudini di altre popolazioni di religione musulmana, ad esempio non portano il velo, possono scegliere lo sposo o comunque rifiutare un matrimonio imposto e fare progetti per il proprio futuro lavorativo. Hanno il ruolo importante all’interno della famiglia dell’insegnamento della lingua e della scrittura, possono chiedere il divorzio e decidere in autonomia in materia di economia e le questioni che riguardano i figli.

Timitima, chiamata Tima, Umalher, chiamata Uma, Tounfana chiamata Tonfa sono tre donne Tuareg nate in Niger che attualmente sono a Pordenone.

Tima è arrivata a sei anni dal Niger ed ha frequentato le scuole elementari, medie e superiori a Pordenone. Quattro anni fa è ritornata in Niger dove si è sposata con un nigerino, ora ha una figlia, Meriam che è nata a Pordenone nel 2019. Qui ritorna per alcuni mesi all’anno per stare con i genitori ed i fratelli che vivono a Pordenone: Zeinab di 12 anni e Annour di 15 anni.

Uma è stata bravissima ad inserirsi nel sistema scolastico italiano, perché è arrivata in Italia già diciottenne. Adesso frequenta l’università a Pordenone e con grande orgoglio dei genitori Maria ed Ibrahim si laureerà presto in Comunicazione e Scienze multimediali.

Infine Tonfa, con il suo bellissimo sorriso ed una carica vitale che coinvolge, lavora come aiuto cuoca a Pordenone da diversi anni e con il marito Ehfad cresce i tre figli, un maschio Omar 18 anni e due femmine Naima di 12 anni e Nadia di 5 anni.