Blognotes 08
Blognotes 13
numero 13

Il tema del numero è "IL DOPPIO"

Articolo presente in

Tribalità contemporanea

Anna Piazza
Tribalità contemporanea

Odiati, amati e sempre molto discussi. I tatuaggi fanno da sempre parte dell’uomo, del suo bagaglio culturale ricco di simbolismo. Perché profumano di antico, ci riportano indietro ai nostri antenati. Simbolicamente ci collegano ai guerrieri d’un tempo: uomini valorosi che non avevano paura di sacrificare la vita per i propri ideali o a favore del proprio clan d’appartenenza.

La pratica del tatuaggio ha radici antichissime, attestandosi a più di 5000 anni fa. Le prove della sua esistenza si trovano ancora sulla pelle di Ötzi, l’uomo di Similaun ritrovato nel 1991 in Trentino Alto Adige, in prossimità del confine austro italiano, ai piedi del ghiacciaio di Similaun a 3213 metri sopra il livello del mare, e tutt’ora conservato al museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano.

Dall’antico Egitto fino ad arrivare al moderno Giappone, passando per i popoli vichinghi, Romani, e i Maori della Nuova Zelanda, per i quali tuttora la pratica del “Moko”, l’antico tatuaggio dalla forte dimensione rituale che viene realizzato durante particolari cerimonie e comporta una serie di piccole scarificazioni (incisioni che portano a cicatrici permanenti) che vengono poi decorate con l’inchiostro, è molto sentita. Gli uomini hanno l’abitudine di tatuarsi tutto il volto, le natiche e cosce, mentre le donne portano il moko kauae, che copre labbra e mento. Di cui la stessa ministra degli Esteri, eletta l’ottobre del 2020, Nanaia Mahuta, ne è orgogliosa testimone.

Il tatuaggio nell’era contemporanea:

tatuaggio“oldschool”e tatuaggio“tribale” da BEAUTYDEA, https://www.beautydea.it/tatuaggio-braccio/


Forte senso di appartenenza a una comunità, a un gruppo. Espressione di un’ideale così importante da scriverselo sulla pelle, ma anche mezzo di comunicazione e di rivendicazione sessuale, ideologica, culturale o religiosa.

Nella società d’oggi è difficile trovare ancora qualcuno che non riporti sulla pelle un messaggio ben specifico. Urlato su gran parte del corpo oppure sussurrato e tenuto nascosto dai vestiti, per essere mostrato solo, in alcune particolari occasioni.

Ma perché, anche al giorno d’oggi, resta così forte l’esigenza di tatuarsi la pelle per esprimere un messaggio? Non ci bastano i libri o i molteplici canali comunicativi digitali in cui poter esprimere la nostra vera natura?

No, perché portarlo sulla pelle, riveste l’intero corpo di una simbologia particolare, un tempio sacro da proteggere ma anche esporre al giudizio (ahimè) della società moderna.

Le ragioni del tatuaggio possono però essere davvero molteplici e tra le più disparate:

  • Ricerca della propria identità: per chi si sente “smarrito” non riconoscendosi in alcun stereotipo sociale e culturale, il tatuaggio è un forte simbolo di riconoscimento identitario, che ci fa sentire accettati da una comunità molto più grande. Troviamo così il nostro posto nel mondo.
  • “Segno” che indica una trasformazione nella persona, un passaggio. Una transizione da uno stadio all’altro nel cammino della propria consapevolezza e crescita personale. Una sorta di punto zero, da cui una nuova fase della propria vita, ha inizio. Un rito di passaggio.
  • Un messaggio per il prossimo. Qui il corpo diventa una vera e propria tela da dipingere. Ribellione, anticonformismo, amore, tristezza, rabbia. Tutto viene condiviso ed espresso sulla pelle.
  • Distinzione: per molti il tatuaggio diventa anche forte e innegabile segno visivo, per esprimere la propria diversità. Ma questa espressione può alle volte anche non essere positiva, e celare un forte disagio. Un voler nascondersi e cambiare pelle: lo si vede soprattutto nei soggetti in cui il tatuaggio diventa pretesto per coprire la propria pelle, nel tentativo di “nascondere” la propria (vera) natura.
  • Emulazione: tatuarsi lo stesso soggetto del proprio cantante preferito attore, idolo ci fa credere di poterci avvicinare a lui/lei. Di assomigliare a chi stimiamo e ammiriamo. Nella (vana) illusione di poter diventare, quello che non siamo. Anche in questo caso, alla base del gesto c’è un sentimento contradditorio: non accettiamo il nostro corpo e la persona che siamo, ecco perché (inconsciamente) vorremo essere diversi. Oltre al copiare il tatuaggio, in questi casi, si tende a cambiare altre parti di noi stessi, dal colore dei capelli al trucco, fino nei casi più drastici, a ricorrere a interventi di chirurgia estetica.

Cosa mi tatuo? Gli stili più diffusi:

Tribale, Old School, Iperrealistico, Orientali, Lettering, New School, Minimal, Whatercolor, Black…

ph Clem Onojeghuo_2jpg tatuaggio

Chi più ne ha, più ne metta.

Scegliere il proprio stile, è una vera e propria impresa perché lo stile del tatuaggio identifica anche la nostra personalità. È come un biglietto da visita: ogni stile riconduce ad una tipologia, forse ad uno stereotipo, che ci fa capire, velocemente, il tipo di persona che abbiamo davanti.

Le differenze sono molteplici anche tra le donne e gli uomini, alcuni simboli sono preferiti dagli uomini rispetto alle donne e viceversa, anche se non deve essere la regola.

Tigri, Carpe, Dragoni, disegni tribali e mitologici ma anche minimal sono tra i più popolari del 2020 tra gli uomini, secondo il sito Barberdts.com .

Mentre le donne prediligono elementi floreali, mandala decorativi, farfalle, ma anche i nuovi tatuaggi bianchi o dall’effetto 3D, pare siano andati per la maggiore l’anno scorso sempre secondo il sito Barberdts.com

Che si seguano mode o tendenze specifiche, il tatuaggio resta sempre un’arte consolidata e apprezzata da moltissime persone in tutto il mondo. Simbolo identitario, di distinzione e di affermazione personale, in una società che, sempre più, ci vuole adeguati agli standard convenzionali, irraggiungibili esteticamente e di alto profilo lavorativo, che obbliga le persone a prestazioni elevatissime per rincorrere stereotipi sociali sempre più diffusi e tristemente standardizzati.

Siamo unici nella nostra identità e nella nostra bellezza, se serve ricordarcelo scrivendocelo sulla pelle, ben venga: l’importante è essere sempre fieri di chi siamo.