Pordenone Capitale della Cultura sociale, attenta alle differenze.

di Marina Stroili

La declinazione della parola cultura può essere molteplice. Pordenone negli ultimi 40 anni ha scritto alcune pagine significative   di   storia della Cultura del vivere civile tollerante delle differenze. In grado di esprimere il dissenso rispetto al vivere “comune”, rompere stereotipi “ben pensanti” ed aprire dialoghi e confronti sia nel vivere quotidiano, che politico. Si potrebbe anche “ipotizzare” una Pordenone come capitale della Cultura Sociale e della Tolleranza che ha preso il via  negli anni ’80 in città?
Possiamo chiederci se alcuni eventi del passato abbiano costituito lo zoccolo duro culturale di un filo di continuità  sempre presente in città di Cultura del “Dissenso” attenta ai diritti umani e sociali e che da tre anni si mostra nella sua espressione culturale con il Festival “Pordenone Fuorilegge”, che si svolge parallelamente a “Pordenonelegge.  Testimonianza  di alcuni eventi significativi di questa corrente sono i giornali dell’epoca, che dal 1982 hanno raccontato diverse battaglie civili: per i diritti delle prostitute, con   Dora Pezzilli, Carla Corso, Pia Covre; per i diritti degli omosessuali con Italo Corai e il Fuori!; ma anche per il diritto di contraccezione, aborto, sterilizzazione anche maschile con Mario Piuatti.
Se il Sindaco Basso ha potuto sposarsi con il suo compagno fra il plauso di una buona parte della città con Alvaro Cardin come officiante, è anche grazie alle rivendicazioni iniziate negli anni ’80, che hanno contribuito a costruire una mentalità cittadina aperta ed accogliente. Verso tutte le differenze ed i bisogni? E magari è interessante chiedersi  come alcuni di questi valori vengono ancora oggi espressi a livello cittadino. A maggior ragione nell’immediato futuro di Pordenone Capitale della Cultura 2027.Dagli anni ’80 si è manifestata una parte di Pordenone molto attenta alle tematiche pacifiste e nella quale si sono fortemente intrecciate anche quelle dell’’antimilitarismo, l’antiproibizionismo e successivamente l’ambientalismo.
Rispetto a quest’ultimo ricordiamo che già nel 1982, Dora Pezzilli, allora consigliera della Lista per l’Alternativa, interviene insieme a WWF, associazione Salviamo il lago della Burida e altri ambientalisti per fermare l’abbattimento di pioppi nel parco fluviale di Pordenone. La vicenda è riportata da “Macchie”, periodico locale del giugno 1982: più di cento persone parteciparono al dibattito sul verde, sull’urbanistica e sul futuro della città.
Che cosa ne è stato di questo spirito “peperino” e contestatore di Pordenone? Ha continuato la sua attività, come si dice, “sotto le bronse” e così con un balzo temporale il Festival Pordenone Fuorilegge si è evidenziato come paladino della Cultura dei diritti umani e sociali dal 2023, riprendendo i temi dei diritti civili, la prostituzione, l’antiproibizionismo, l’antifascismo e le libertà individuali.
Il programma 2025 ha affrontato esplicitamente temi che ricordano molto le battaglie della stagione degli anni ‘80: sex work, diritti delle persone marginalizzate, antiproibizionismo, uso delle sostanze, omosessualità, antifascismo e libertà di espressione. A cercare di dare alcune risposte una delle co-fondatrici, Pia Covre.
E’ evidente che Pordenone Fuorilegge nasce in antitesi a Pordenonelegge. Quale è stata la molla, o la goccia che ha fatto traboccare il vaso, per la creazione di questo spazio alternativo?
“A Pordenone non siamo né le prime né le uniche a sentirsi “Fuorilegge” In passato altri hanno usato questa “etichetta” in antitesi al festival ufficiale. Ciò che mi piace è che ci sia sempre qualcuno che raccoglie la sfida, persone della società civile con il desiderio di fare qualcosa in antitesi.  E’ una ricchezza dei territori Umani e Vivi , lo trovo creativo e stimolante . Spero che ci saranno ancora altri  in futuro a farlo. In questo 2026 ci sarà anche Palestinalegge in una tenda , necessario che si faccia in questo momento”.
Pordenone Fuorilegge: occorre in qualche modo essere “fuorilegge” per dare maggior voce ai diritti sociale ed alle persone  marginalizzate?
“Capita  che artist* e autori “ribelli” sentano il bisogno di esprimersi in un contesto sociale anticonformista che va oltre i confini stabiliti dalle mappe convenzionali. Fuorilegge esprime il simbolico di chi è messo al bando o ai margini da queste che sono a volte convenzioni sociali o pregiudizi maligni, o moralismo bigotto. Ma non è necessario essere fuorilegge per confrontarsi e portare il proprio pensiero nei dibattiti”.
Nel tempo, le battaglie sui diritti e le tematiche affrontate si sono ampliate: dall’attenzione al lavoro sessuale, ai diritti dei trans, ai migranti, alla precarietà ed ai senzatetto. Come si è evoluta la mappa del Festival e l’attenzione alle nuove generazioni?
“Ci sono “vecchi conti in sospeso” se posso definirli così, sono le leggi ormai vecchie e basate su pregiudizi e disconoscimento della realtà. Colpiscono ancora molti. Sono le leggi per esempio sul  Sex Work o sulle  sostanze, sulla libertà di decidere per il fine vita, sul diritto di viaggiare liberamente e di migrare per cercare una vita migliore. Le riforme per adeguarle alla realtà rispettando i Diritti delle persone non si sono compiute nonostante le lotte ed emerge l’evidenza che ci sarebbe bisogno di farlo ascoltando le persone coinvolte. Le persone migranti possono essere  resi invisibili con un decreto , le sex worker arrestate per un nonnulla, la protesta per più giustizia sociale impedita per decreto. Rivendicare lo spazio e dare voce o raccontare la propria esclusione è importante. Le voci di chi chiede Diritti per sé e per gli altri, di chi anela alla libertà di esistere socialmente e non essere esclus*. A volte non è solo la legge che manca, ma l’ascolto e la comprensione dei problemi delle persone”.
Quali soni i nodi sociali e politici di questa edizione 2026? C’è un messaggio particolare? Novità di questo vostro programma di mostre, performance, concerti dedicati ad una cultura inclusiva?
“Il programma è abbastanza ampio, ci sono 21 eventi e potrebbe accadere che ci saranno delle sorprese, mi sta molto a cuore, fra le altre iniziative, che discuteremo di sessualità e disabilità con un docuPorno che entra nel vivo dei bisogni e del piacere. Le sguardo “sconfinato” del nostro contro festival rappresenta uno spazio di alternativa culturale rispetto alle proposte istituzionali del territorio, con l’intenzione di dare voce a chi non ha voce. Sono previste presentazioni di libri, incontri, mostre, performance e concerti a partire dal 12 settembre,  con il concerto  di apertura dell’attivista anglo-ugandese Winnie Ssanyu Sseruma, impegnata nella lotta all’HIV a livello internazionale. Di salute si parlerà in altri due incontri, con la presentazione del libro di Ilaria Fineschi “Sostanze psicoattive. Vademecum per un uso consapevole” e con lo psichiatra e scrittore Piero Cipriano che affronterà le contraddizioni della medicina d’oggi. Fra i temi, quello del sex work con la presentazione di Cronache di una casa chiusa di Rossella Menegato seguita dalla performance teatrale Voci dal silenzio di Andrea de Marchi. Sessualità come diritto sarà al centro della proiezione di Una storia “d’ammore”, un video-racconto sul  tema  dell’inclusione sociale e sessuale delle persone con disabilità. Poi di parlerà dei fenomeni della società, con una serie di riflessioni, di ecologia sociale, di migrazioni contemporanee, in particolare di donne e ragazze nepalesi. Il 20 è prevista una chiusura musicale del festival con Ellade Bandini, musico di Francesco Guccini. In parallelo tre mostre, Una di noi. Ritratti di donne (progetto non selezionato al concorso del Comune di Pordenone contro la violenza sulle donne), Manifesti che camminano, e Pollution, la Poesia e molto altro. 

 In futuro mi piacerebbe affrontare il tema delle carceri”.Come riuscite a mantenere indipendenza ed autogestione del Festival senza finanziamenti pubblici?
“Si sta insieme e si mettono tanta voglia di divertirsi, di fare e un po’ provocare. Poi si venderanno un po’ di magliette e qualche libro, anche libri usati già letti e amati, ma “sempreverdi”, ci autofinanziamo mettendo quello che possiamo. In fondo il denaro non è tutto nella vita! Nata come crowdfunding nel 2024, PNFL si allarga  ogni anno di più. Sei gli spazi interessati: Arca delle Arti, Casa del Popolo di Torre, Caverna del Gufo, Circolo UAAR, Circolo E. Zapata, Tune Music Lab. Il festival è promosso da La Caverna del Gufo, Circolo UAAR Pordenone, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute e APS TJARE, con la collaborazione di Arca delle Arti, Casa del Popolo di Torre, Circolo E. Zapata, Associazione Culturale IdeAzione, Disability Hard, Cooperativa Noncello, Società Cooperativa Nuovi Vicini, Lega Italiana Poetry Slam, Tune Music Lab e con il matrocinio de Le Zoccole Dure di Venezia. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito”.
In questi tre anni, ritenete di essere riusciti a scardinare qualche ipocrisia o di aver allargato i confini della percezione della comunità pordenonese su alcuni temi tabù?
“Il mondo cambia con una velocità impressionante e questo accade Nonostante Noi quelli fuorilegge e Nonostante Loro quelli istituzionali…..ognuno si senta libero di esprimersi in merito ai tabù e a tante altre cose. La cornacchia osserva, apprende e insegna, non abbattiamola”.

Il programma completo è qui: https://pordenonefuorilegge.it/.
Marina Stroili