Le religioni non sono contro la guerra, è un dato storicamente accertato e acclarato. Occorre chiarire che religione è ammettere e adorare una Entità fuori dal mondo che lo governa e lo condiziona, pertanto associazioni senza dio come buddismo e scientology sono filosofie, visioni del mondo non religioni. Le religioni invece, tutte, per amare e onorare il proprio dio e assicurare all’umanità la salvezza, diventano intolleranti verso qualsiasi altra fede che contrasti la Verità Assoluta, ovvero la dottrina di riferimento. Ogni religione offre un unico modello di vita che è ottimo e utile, un’unica guida nella vita quotidiana per realizzare la volontà del dio vero, sicché, quando gli interessi dei popoli divergono, in nome del dio, si ricorre alla guerra, che è sempre santa, giusta, santificata. “Gott mit uns” dicevano i nazisti, “Dio lo vuole!” proclamavano i crociati, la “guerra agli infedeli!” è il comando di Allah, e il dio degli ebrei, il dio degli eserciti, annega il faraone e i suoi uomini nelle acque del Mar Rosso, dopo aver mandato loro dieci piaghe. L’esito di ogni santa guerra sarà il trionfo del bene e della Volontà suprema del dio trionfatore e certamente misericordioso verso i suoi fedeli.
In ogni religione esistono dunque i germi del fanatismo e dell’intolleranza; l’osservazione appartiene al filosofo Voltaire il quale, nel suo Trattato sulla tolleranza, denunciava queste condizioni definite non razionali. Ma i fedeli non accettano l’accusa del razionalista perché nello spirito della religiosità c’è la distinzione, quasi manichea, tra il bene e il male e ovviamente occorre impegnarsi con tutte le energie affinché il bene prevalga, occorre utilizzare ogni strumento disponibile nella lotta, che non è soltanto la metafora di un impegno etico ma anche un programma politico da attuare qui su questa terra, affinché sia realizzata la volontà del dio che poi premierà nell’aldilà.
Per conseguenza, la guerra al ‘male’ – idee sbagliate, Stati canaglia, uomini malvagi– rappresenta un atto di devozione e di bontà; essa è sia la realizzazione della Volontà Suprema e sia aiuto concreto alle anime di quelli che vivono nell’errore perché, anche attraverso la costrizione violenta, permette il loro ravvedimento e la loro salvezza. Sono essenzialmente queste le ragioni che stanno alla base della ‘guerra giusta’. In fondo è un atteggiamento analogo a quello delle mamme che, per bontà e amore, costringono i bambini ad assumere medicine amare e disgustose.
Esiste ancora una motivazione più banale e umana che favorisce l’atteggiamento condiscendente verso le guerre santificate ed è l’interesse, mai dichiarato e sempre esistente, della classe ierocratica: i chierici di ogni religione hanno interessi personali a far trionfare il credo del quale sono sacerdoti, perché ciò garantisce loro rispetto, onore e potere nella gerarchia sociale. Tutti gli eserciti hanno invocato la protezione e benedizione dei sacerdoti di turno, tutte le comunità religiose hanno inviato i loro sacerdoti a benedire armi e militi e nessuno si è mai chiesto veramente se avesse interpretato correttamente il volere divino. La presenza dei chierici militari appare funzionale a rasserenare gli animi e ad assegnare un ruolo di guida e riferimento ai chierici stessi.
Analizzando la posizione della Chiesa Cattolica Romana, si trovano nella storia numerosi appelli alla ‘guerra giusta’, la guerra per il trionfo del bene, dalle crociate alle guerre di religione e alle guerre contro i senzadio. In tempi più recenti, effettivamente presso i cattolici è tramontato il concetto di guerra giusta ma, pur con l’abbandono del riferimento teoretico, è rimasto nei fatti l’abitudine a favorire e appoggiare e giustificare le scelte politiche consone alla dottrina e avversare quelle sbagliate, fino a tollerare i conflitti armati – non si giustifica ma si tollera, il che è la stessa cosa-. Ne è esempio la posizione assunta rispetto al conflitto arabo israeliano in atto che vede numerosi ecclesiastici impegnati a comprendere le ‘ragioni’ palestinesi e respingere come eccessive e sproporzionate quelle israeliane, come se esistesse una proporzione nelle azioni belliche! Dopo la caduta del comunismo, la chiesa cattolica ha appoggiato le fazioni cattoliche nelle brevi guerre successive alla caduta della ex Jugoslavia. In un passato recente ha sostenuto con rigore, impegno e armi la falange di Franco nella guerra civile spagnola. Andando indietro nel tempo si ricorda Papa Giulio II che indossò l’armatura per guidare i suoi uomini all’assalto della fortezza di Mirandola nel 1511.
Uomini della chiesa hanno sostenuto direttamente delle belliche, alcuni cappellani militari hanno guadagnato medaglie al valore militare sui campi di battaglie, distinguendosi non solo per l’assistenza spirituale dunque.
Al di là delle dichiarazioni e degli appelli ufficiali, lo stesso comportamento effettivo della chiesa cattolica è condiviso dai religiosi islamici e da quelli ebrei; il che fa riflettere sulla strumentalizzazione del credo religioso utilizzato per finalità umane e politiche. Ciò che appare estremamente tragico è che, schierando il proprio dio a difesa e sostegno delle ragioni politiche da difendere con le armi, nelle tre grandi religioni monoteiste non si considera che, seppure con nomi diversi, il dio che vorrebbe la guerra agli infedeli è proprio e sempre lo stesso dio! Nelle tre religioni c’è un continuo rimando e richiamo al dio delle religioni avversate: Jahvè e Allah sono i nomi dello stesso dio che si rivolge ad Abramo e Jahvè si fa uomo col nome di Gesù Cristo! Per non farsi mancare nulla le organizzazioni ecclesiastiche hanno voluto e sostenuto conflitti armati interni: sciiti contro sunniti in numerose guerre, cattolici contro protestanti nelle guerre di religione, ebrei ortodossi contro ebrei moderati!
Nel corso degli anni si susseguono appelli alla pace e guerra benedetta, tutto continua come prima, come sempre: si sfida la morte e si dà la morte, dichiarando che dall’alto dei cieli un dio comprende e benedice. Qualcuno dubita che sia proprio vero.
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