La pace e le spese militari di difesa.

di Sergio Chiarotto

Alla luce dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV

“L’aumento delle spese militari viene presentato come unica risposta ad un futuro incerto o a minacce percepite, mentre il costo reale grava sui più poveri, che vedono ridursi risorse destinate a sanità, istruzione e servizi sociali” (Enciclica Magnifica Humanitas, di Papa Leone XIV; par. 204).

Questa affermazione scandalizza certamente coloro, e sono molti anche fra i “progressisti”, che ritengono necessario impiegare in Europa e nei singoli Stati il 5% del Pil per la difesa militare.
Lunedì 11 maggio nell’articolo di fondo del “Corriere della sera” Angelo Panebianco affermava che “è giusto che i Paesi europei provvedano a rafforzare, ciascuno e collettivamente, le loro capacità di difesa militare”.
Anzi, irrideva e contestava coloro che accusavano in questa posizione un atteggiamento “bellicista”.
“Chi lo dice è vittima di un auto indottrinamento ideologico che lo rende incapace di discernimento… Si spreca il fiato se si cerca di spiegare ciò che dovrebbe essere evidente anche ad un bambino”.
Mi pare un atteggiamento presuntuoso, irridente e quindi irritante.

La questione è seria e va analizzata in tutti gli aspetti di complessità. È ovvio che la difesa è necessaria, ma più importante è la pace!
Una riflessione significativa possiamo trovarla ancora nell’enciclica papale:
“Dunque il problema non è più la pace, smarrita come riferimento nell’orizzonte internazionale, ma come e quando agire militarmente, mentre si sostiene che sarebbe irresponsabile non prepararsi allo scontro. Invece ciò che è veramente irresponsabile è la Realpolitik, questa forma di ‘realismo’ politico che semina nelle coscienze e nella cultura la rassegnazione a una guerra ineluttabile, e qualifica la pace e il dialogo come posizioni utopiche o irrazionali che ignora i rischi in campo”. (205)

Mi pare una risposta, una riflessione che è alternativa alla considerazioni di Panebianco e di quanti la pensano come lui.
Forse la posizione del Papa “è evidente anche a un bambino”!
L’Enciclica propone anche indicazioni positive non solo contro la guerra , ma anche per costruire la pace:
“La pace non è una speranza ingenua né soltanto un’assenza di guerra: è frutto, sempre possibile, della giustizia e della carità” (205).
Vengono indicate anche proposte operative:
“È necessario stabilire regole condivise, anche a livello internazionale, che frenino la corsa agli armamenti tecnologici e assicurino una tutele particolare ai civili e alle infrastrutture essenziali alla loro sopravvivenza” (200).
È preventivamente ribadita la contrarietà alla corsa agli armamenti, soprattutto se connessi alle applicazioni dell’IA.
“Lo sviluppo e l’uso dell’IA in campo bellico devono essere sottoposti ai più rigorosi vincoli etici.. evitando la corsa agli armamenti” (197).
Si sottolinea inoltre lo stretto legame fra interessi economici e apparati militari nel promuovere e alimentare le guerre.
“La stretta connessione fra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche genera una ‘nazione armata’ in cui la guerra appare come prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo di scelte belliche” (193).
E se si presentasse la necessità di aderire o promuovere una “guerra giusta”? Anche su questo tema il Papa interviene con una forte problematicità:
“Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della ‘guerra giusta’, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla difesa intesa nel senso più stretto” (192).
Sono proposte indicazioni positive per coltivare la pace:
“Il realismo autentico non rinuncia a cambiare il mondo.. Cerca vie praticabili perché la pace sia più che una parola, cioè istituzioni credibili, garanzie verificabili, negoziati pazienti, prevenzione dei conflitti e tutela dei civili” ( 218).

La ricerca e la coltivazione della pace non esclude prese di posizioni chiare di fronte a situazioni inaccettabili:
“Ci sono situazioni nelle quali, per rimanere umani, dobbiamo abbandonare le esitazioni e prendere posizione. Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di ‘Non essere complici’”.
Quando siamo davanti a bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che colpiscono l’umanità stessa” (216).
Valgano sulla pace alcune considerazioni globali e ‘conclusive’: “Dobbiamo essere fedeli alla verità, investire nell’educazione, curare le relazioni, amare la giustizia e la pace” (236).

Il papa ci propone anche un percorso metodologico.
Nell’enciclica non si assumono posizioni dogmatiche; la frase sul diritto alla difesa rivela un atteggiamento problematico, attento all’esame della realtà.
Se invita ad un accostamento alla realtà dei fatti e delle situazioni, si contesta radicalmente il realismo di chi sostiene inevitabile la guerra.
A questo proposito è di estremo interesse una digressione ‘platonica’ dell’Enciclica a proposito della ricerca della verità:
“Come scrive Platone, le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a ‘sfregare’ i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché non scocchi la scintilla della comprensione” (139).
Straordinario questo richiamo nella Enciclica alla cultura classica, a Platone, per suggerire il metodo del dialogo, della ricerca, dell’approfondimento.
A conclusione di queste brevi note sull’Enciclica rivolgo un invito a leggerla e a meditarla nella sua integrità perché è una miniera di riflessioni, di citazioni, di suggerimenti operativi non solo per i Cristiani ma per tutti ‘gli uomini autenticamente umani’.
Infine due proposte operative nella nostra situazione contingente:

  1. È necessario investire risorse da parte dello Stato e soprattutto della Regione per sostenere, promuovere, finanziare iniziative, attività, corsi, convegni, mostre, concerti che alimentino una cultura di Pace, nella scuola, ( a tutti i livelli), nella società, nelle associazioni.
  2. Non è né opportuno né necessario investire nuove risorse per acquistare armi, per utilizzare l’AI per fini militari, per promuovere una cultura della difesa come guerra inevitabile. Il massimo del realismo può consentire di coordinare le risorse (già oggi abbondanti), gli strumenti già esistenti nei vari Stati europei per elaborare una strategia di difesa comune.

Sergio Chiarotto