Ricordando Michele Casella

di Mario Giannatiempo

Ciao Michele

Non è facile prendere commiato da chi hai avuto come collega per molti anni e che incontravi per strada, nelle passeggiate serali, quasi ogni giorno. Difficile trovare le parole che esprimano le giuste considerazioni senza che sembrino di circostanza, vanamente celebrative. Eri un personaggio complesso, non facilmente etichettabile, perché capace di capovolgere ogni giudizio o pregiudizio avventato.

Di solito, si tende a costruire un ricordo edulcorato di un defunto, esaltando i meriti, sorvolando sui difetti, come una forma di cortesia e gentilezza verso il defunto e i suoi parenti. Si fa cosi da sempre. Ma tra noi non c’è bisogno di formalismi. Ci conoscevamo bene. Sei stato un insegnante serio e preparato, ma non facile, chi ti ha avuto come alunno ricorderà senza dubbio l’una e l’altra faccia di Casella. Io che ti ho avuto come collega ricordo un uomo che la storia del pensiero scientifico aveva reso un po’ scettico, per certi aspetti disilluso, ma non spento anzi incazzato. Sei andato in pensione prima che nascesse quella puerile polemica sul docente di sinistra. Forse ti avrebbero etichettato come tale, senza sapere che tu eri critico a destra come a sinistra. Senza fare sconti a nessuno. Consapevole che la politica, quella ideologica e post-ideologica, ha fatto e fa danni che è stupido rifiutarsi di vedere.

Sono stato contento del tuo ingresso nella redazione di Blognotes. Avevi portato la giusta e corretta distanza dai problemi e nello stesso tempo la passione per i documenti, i dati, la storia.

Purtroppo solo per breve tempo. Mi ha sorpreso sapere della tua malattia, mi ha sconcertato sentirti parlare quasi con freddezza della fine imminente, del poco tempo concesso dai medici. Ancora di più mi hai stupito quando hai parlato di un drammatico paradosso che ti vedeva morire non tanto per la malattia, che pure era reale e galoppante, quanto per il rifiuto dei medici di sottoporti alla chemio. Me ne hai parlato con distacco, mentre a me sono venute le lacrime agli occhi e ho sentito il bisogno di abbracciarti.

Forse in questo ti ho sorpreso io. Gesto inaspettato e ingenuo agli occhi di un disincantato studioso delle umane fragilità. Avrei voluto conoscerti meglio, veramente. Intanto buon viaggio e buon riposo.

Mario Giannatiempo