A Cartoceto, Symposium, San Lorenzo e la pace del vino

La Cantina del SymposiumEppure ieri sera non era il 10 agosto. Fosse stata, infatti, la notte delle stelle cadenti sarebbe stata anche quella dei desideri. Ieri, però, doveva, forse, essere la serata in cui i desideri si avverano. Sì, deve essere andata proprio così. Perchè in fondo, per tutti quelli che, come il sottoscritto, sono stati i fortunati ospiti di quell’angolo di pace e bellezza chiamato Symposium Quattro Stagioni di Cartoceto, è stata davvero la notte del San Lorenzo.

Ci sono alchimie segrete di cui si cerca invano la ricetta da migliaia di anni e ci sono alchimie spontanee che diventano subito perfette. Alchimie di anime, colori e sapori. Intorno a un tavolo, venti persone pressochè sconosciute [ma subito in feeling] e tutta la magia del mangiare e del bere. Prima ancora il viaggio dietro le quinte, dentro il luogo dove, tra passato e futuro, l’alchimia viene generata e prende forma: la cucina. E, poi, la cantina, uno scrigno di tesori a forma di bottiglia, in cui il patron del Symposium, lo chef Lucio Pompili [grande comunic-attore] è diventato la guida per i nostri occhi estasiati in mezzo a quest’inestimabile e immensa collezione di vini.

Intanto, l’aperitivo. Un benvenuto di gusti tra le sfumature della frutta e quelle del tartufo e della carne di cervo con una deliziosa perla di uovo di quaglia fritto, a cui penso proprio che Sara abbia fatto delle foto bellissime che potete vedere QUI.

E poi seduti. Ognuno al suo posto in un ordine affatto casuale. Tocca ad una raffinatissima panzanella di pomodoro con scampi di Fano inaugurare il nostro convivio, subito seguita dal primo dei primi: pasta di farro Latini con Sugo di Scorfano dell’Adriatico. Il pesce che, tra un frittura leggiadra e una sensazione di forno, incontra la pasta e il pomodoro e ne diventa complice lungo un sentiero indiscutibilmente gustoso. Si prosegue, quindi, con il Carnaroli Gran Riserva con Pecorino e Tartufo Nero, altra delizia che, data la mia insuperabile intolleranza alimentare ai formaggi, ho potuto, purtroppo, vivere soltanto a metà.

Eccoci allora, al piatto forte della serata. Antonio non aspettava altro. Una degustazione di frattaglie estive. Una riscoperta di sapori a cui i nostri palati viziati non sono, forse, più abituati, anche se la memoria di cibi come questi ha una storia che non si può dimenticare.

Bisognava almeno provarli. Senza tapparsi il naso e gli occhi, però. Ma - come giustamente mi suggeriva da buongustaio fiorentino Roberto - superando quel blocco mentale del non senso e del non buono a prescindere. Io ci ho provato. Perchè sì. Ma, nonostante tutta la mia buona volontà, non ho avuto il fegato [chiedo venia] di andare oltre un piccolo assaggio di tutto: rognone con mele e calvados, trippa alla Canapina con pecorino di fossa e vellutata di fagioli bianchi e fegato di vitello con aceto balsamico e uva passa. Morivo, però, dalla curiosità di sperimentare le non metaforiche Palle di Toro fritte con salsa di paprika dolce. Beh, oggi posso dire di aver mangiato anche questo…

Ma veniamo ai dolci, preceduti da una degustazione di formaggi marchigiani (caprini e pecorini) serviti con Gorgo [gelato al gorgonzola malghese, granita di sedano, pere calde padellate con la sua acquavite, salsa al porto]. A me ovviamente lo chef ha fatto prepare un meraviglioso tortino con gelato al cioccolato bianco [il mio preferito] su salsa di olio ricoperto di fili di carote e con una tartina di patè d’olive. Pura libidine.

Per tutti, ma soprattutto per Sara, il gran finale con una tenerezza al cioccolato caribe al pepe di Sechouan. Buono e particolarmente sorprendente come l’utilissimo gadget che Deirdrè ci ha regalato al termine della cena e di cui presto vi parlerò QUI.

Come avrete notato, non mi sono affatto soffermato sui vini che hanno accompagnato tutti i piatti del nostro convivio. Si trattava di vini San Lorenzo abbinati a Franciacorta docg Brut Millesimato 2003, Champagne Grande Réserve Rosé, Gavi di Gavi docg 2005, Vernaccia di San Giminiano docg 2005, Pinot Nero Alto Adige doc 2002, Ramandolo docg 2003. Sicuramente lì in mezzo, al contrario del mio amico Enrico che mi ha accompagnato volentieri in questa avventura enogastronomica, ero quello che aveva meno voce in capitolo per esprimere un parere sulle bottiglie che sono state stappate nel corso della serata.

E’ vero. Ma io ieri sera, dopo oltre due anni vissuti praticamente e radicalmente da astemio, ho finalmente fatto pace con Bacco e ho riscoperto il bello del buon bere. Cari amici del Club San Lorenzo non smetterò mai di dirvi GRAZIE per questo. Per colpa di vicende personali e di un bere maleducato, con lo spauracchio del palloncino e della patente a punti, avevo, infatti, dimenticato quella piacevole sensazione di un’ebrezza che invece di dare alla testa, apre soavemente il cuore e libera la mente.

Alzo allora il calice e dedico questo brindisi virtuale proprio a voi tutti: Carlo Piasentin, Roberto Cardoso Laynes, Susan Quercioli, Alessandro Morichetti, Deirdrè Straughan, Edoardo Danieli, Alessandro Brandoni, Rossella Rasulo, Mario Coppi, Antonio Tombolini, Sara Maternini ed Ernesto Zodda.

Prosit! E, in tutta franchezza, spero davvero [ma visto la giusta norma del regolamento, credo proprio che resterà soltanto un bel sogno…va bene lo stesso…] che ci possa essere presto una prossima volta…tanto il vino lo portate voi, giusto?!?

3 Comment(s)

  1. Praticamente è come vedere una puntata di GUSTO… e non solo per l’argomento trattato ;-)

    Niglio | Lug 21, 2007 | Reply

  2. Il Ramandolo era qualcosa di spettacolare…
    PS: io in quella cantina mi ci sarei trasferita volentieri… ;)

    ninna_r | Lug 21, 2007 | Reply

  3. Il Gorgo c’è l’ho ancora in testa.
    un’esperienza splendida. Grazie San Lorenzo again.

    Alessandro Brandoni | Lug 22, 2007 | Reply

1 Trackback(s)

  1. Mag 11, 2008: from WordCamp Milano | The red thong... | In punta di penna

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